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Christa Pike sopravvive alle iniezioni letali: fallisce l’esecuzione in Tennessee

Christa Pike sopravvive alle iniezioni letali: fallisce l’esecuzione in Tennessee

Tennessee, falliscono le iniezioni letali: Christa Pike sopravvive alla procedura dopo due dosi di pentobarbital. Ecco cosa è successo.

L’esecuzione di Christa Pike in Tennessee si è trasformata in un caso senza precedenti: la 50enne, nel braccio della morte da circa trent’anni, è sopravvissuta alla somministrazione di due iniezioni letali di pentobarbital. La procedura è stata interrotta e la donna è stata trasferita in ambulanza, mentre i suoi legali hanno denunciato una «sofferenza inutile» e chiesto l’immediata sospensione dell’esecuzione.

L’omicidio di Colleen Slemmer e la storia di Christa Pike

Pike è stata condannata a morte nel 1996 per l’omicidio di Colleen Slemmer, una studentessa di 19 anni che frequentava con lei un programma di formazione professionale presso il Job Corps Center di Knoxville. Il delitto risale al 1995, quando Pike aveva appena 18 anni.

Secondo gli atti processuali, la giovane attirò Slemmer in una zona boscosa insieme al fidanzato dell’epoca, Tadaryl Shipp, e a un’altra ragazza, Shadolla Peterson. La vittima venne aggredita e uccisa dopo un attacco durato diversi minuti. Shipp, che all’epoca aveva 17 anni, ricevette una condanna all’ergastolo, mentre Peterson collaborò con l’accusa e ottenne una pena molto più contenuta.

Nel corso degli anni, la difesa di Pike ha concentrato numerosi ricorsi sulle circostanze della sua infanzia e sulle condizioni psicologiche che, secondo i legali, non sarebbero state adeguatamente portate all’attenzione della giuria durante il processo. La donna ha raccontato di aver subito abusi sessuali fin dall’infanzia, oltre a vivere in un contesto familiare segnato da violenza, instabilità e trascuratezza. I suoi avvocati hanno inoltre sostenuto che le sue condizioni psicologiche e la giovane età al momento del delitto avrebbero potuto incidere diversamente sulla sentenza se il processo si fosse svolto secondo gli orientamenti oggi applicati nei casi analoghi.

Iniezioni letali fallite in Tennessee: Christa Pike sopravvive alla procedura

Christa Pike, 50 anni, pare sia sopravvissuta al tentativo di esecuzione mediante iniezione letale avvenuto il 30 settembre 2026 nel Tennessee. La donna, detenuta per l’omicidio della compagna di studi Colleen Slemmer, sarebbe stata sottoposta a due somministrazioni di pentobarbital, ma la procedura non avrebbe portato alla sua morte. Secondo quanto riferito dai giornalisti ammessi come testimoni, Pike sarebbe rimasta cosciente per un periodo prolungato dopo la somministrazione dei farmaci. A un certo punto avrebbe sollevato la testa e chiesto agli agenti se fosse normale avvertire nel braccio una sensazione di bruciore, descritta come «come se stesse per scoppiare». La donna è stata infine trasferita in ambulanza in ospedale, mentre i suoi avvocati avrebbero dichiarato di non essere stati informati sulle sue condizioni.

L’episodio è arrivato dopo una giornata caratterizzata da diversi passaggi giudiziari. Inizialmente un tribunale federale aveva disposto uno stop temporaneo all’esecuzione per consentire l’esame delle nuove questioni sollevate dalla difesa, legate anche agli abusi sessuali subiti da Pike durante l’infanzia. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha successivamente annullato la sospensione, consentendo al Tennessee di procedere. Gli avvocati della detenuta hanno quindi presentato un’istanza d’urgenza chiedendo di bloccare e sospendere immediatamente l’esecuzione, sostenendo che la procedura le stesse provocando una «sofferenza inutile» e potesse configurare una violazione del divieto di pene crudeli. La difesa ha inoltre denunciato presunte difficoltà di accesso venoso, possibili rotture delle vene e problemi relativi al farmaco utilizzato, contestando la trasparenza del protocollo seguito durante l’esecuzione.

Dopo il fallimento della procedura, il governatore del Tennessee Bill Lee pare abbia sospeso le altre esecuzioni previste nello Stato fino alla fine del 2026 e ha disposto un’indagine indipendente sull’accaduto. Secondo quanto riferito dall’Associated Press, il protocollo statale non stabilisce espressamente cosa debba accadere nel caso in cui il detenuto rimanga in vita dopo la seconda dose di pentobarbital.

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