Il caso di Pamela Genini, la ventinovenne trovata senza vita il 14 ottobre 2025 a Milano, si è nuovamente arricchito di elementi inattesi. La stessa abitazione, situata in via Iglesias 33, è stata oggetto di un nuovo sopralluogo delle forze dell’ordine, durante il quale sono emerse prove che suggeriscono una seconda intrusione dopo l’evento originale.
Il 28 ottobre, nella mattinata, i tecnici della polizia giudiziaria hanno iniziato la riconsegna dei beni personali della vittima ai familiari. L’operazione, previsto da tempo, è stata improvvisamente interrotta quando gli investigatori, saliti al piano superiore, hanno osservato una serie di anomalie che non erano state rilevate nei primi controlli post-omicidio.
Sigilli manomessi nella casa di via Iglesias 33
Al loro arrivo, gli agenti hanno notato che i sigilli apposti dalla polizia subito dopo il delitto presentavano evidenti segni di manipolazione. I sigilli, che servono a preservare l’integrità della scena del crimine, erano stati alterati in modo da poter essere rimossi e riposizionati senza lasciare tracce evidenti.
Dettagli dell’intervento di polizia
Secondo le ricostruzioni interne, le cinture di sicurezza dei sigilli mostravano tagli levigati e una leggera deformazione del materiale, indice di una manomissione delicata. I magistrati responsabili hanno chiuso nuovamente la zona, risigillandola per evitare ulteriori contaminazioni e hanno avviato un’indagine specifica per identificare l’autore di tale operazione.
Guanti in lattice e contenitori di gioielli vuoti
Un altro elemento inquietante è stato il ritrovamento di un paio di guanti in lattice posizionati tra gli scaffali del soggiorno. Il tipo di guanto non corrispondeva a quello fornito alle forze dell’ordine, suggerendo una provenienza esterna e potenzialmente legata a qualcuno che conosceva l’ambiente della casa.
Ipotesi su un accesso con chiavi
Accanto ai guanti, gli investigatori hanno scoperto diverse scatole e contenitori che solitamente custodiscono gioielli. Questi erano completamente vuoti e sparsi sul pavimento, facendo presumere che qualcuno avesse prelevato il contenuto. Poiché non sono stati rilevati segni di effrazione sulla porta d’ingresso, l’unica spiegazione plausibile è l’uso di chiavi. Le chiavi della proprietà, secondo le fonti interne, dovrebbero rimanere in mani strette: i dirigenti della polizia giudiziaria e la proprietaria di casa.
La madre di Pamela, intervenuta in collegamento, ha dichiarato: “Non saprei chi potrebbe essere entrato. Non c’erano segni di effrazione, chi è entrato aveva le chiavi”. Queste parole, cariche di tensione, hanno alimentato il dibattito su possibili complici o su un operatore interno con accesso non autorizzato.
Riflessi sul contesto più ampio: omicidio e profanazione della bara
Il tragico epilogo di questa vicenda si colloca nel contesto dell’omicidio di Pamela Genini da parte dell’ex compagno Gianluca Soncin, avvenuto il 14 ottobre 2025. La fase successiva, la profanazione della bara nel cimitero di Strozza a Bergamo, ha aggiunto un ulteriore strato di violenza al caso, con il corpo decapitato e la testa rimossa. Questo scenario ha già sollevato molte domande sulla motivazione e sulla dinamica dell’evento.
Le recenti scoperte sugli oggetti manomessi e sul possibile accesso con chiavi introducono un nuovo elemento di complessità. Le autorità hanno dichiarato che ulteriori accertamenti sono in corso e che verrà condotta una revisione approfondita delle registrazioni di accesso e dei testimoni per capire se ci siano stati coinvolgimenti aggiuntivi o se la scena sia stata manipolata a fini investigativi.
Al momento, le conclusioni rimangono incerte, ma la combinazione di sigilli violati, guanti in lattice e contenitori svuotati suggerisce la presenza di un attore terzo, dotato di chiavi, che ha potuto entrare nella casa senza destare sospetti. La ricerca di quell’individuo verrà intensificata nei prossimi giorni, in attesa di nuovi indizi che possano chiarire il mistero ancora irrisolto.
