In un’iniziativa che ha suscitato numerose polemiche, il governo israeliano sta considerando l’impiego di coccodrilli del Nilo come misura di sicurezza per prevenire le evasioni dalle carceri. La decisione, promossa dal ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha trovato un inaspettato alleato nel ministro per la Protezione dell’Ambiente Idit Silman che ha riclassificato questi rettili per renderne possibile l’uso in contesti di sicurezza.
L’idea di utilizzare i coccodrilli come barriera naturale non è nuova. Ben Gvir ha tratto ispirazione dal centro di detenzione per immigrati della Florida, noto come “Alligator Alcatraz”, dove i rettili sono impiegati per scoraggiare le fughe. “State pensando di tentare la fuga? Ripensateci”, ha scritto Ben Gvir su Facebook, accompagnando il post con un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che lo ritraeva con un coccodrillo al guinzaglio.
La riclassificazione dei coccodrilli e le opposizioni
La riclassificazione dei coccodrilli del Nilo, passati dalla categoria di animali selvatici a quella di fauna selvatica allevata in cattività ha aperto la strada al loro utilizzo per fini di sicurezza. Il nuovo regolamento, entrato in vigore mercoledì, stabilisce che questi animali possono essere allevati da un ente di sicurezza come il servizio penitenziario israeliano diretto dallo stesso Ben Gvir.
Tuttavia, l’Autorità per la Natura e i Parchi di Israele si è opposta alla proposta, sostenendo che la riclassificazione trasferisce la supervisione degli animali da un ente ambientale a uno di sicurezza. Il servizio penitenziario israeliano, inizialmente scettico, ha dovuto adeguarsi alla decisione ministeriale.
Il piano per la prigione di Ketziot
Il piano prevede di dislocare i coccodrilli attorno alla prigione di Ketziot nel sud di Israele, dove sono detenuti numerosi militanti di Hamas catturati dopo l’attacco del 7. Questo evento ha scatenato il conflitto a Gaza, che prosegue da oltre due anni. La scelta di Ketziot non è casuale: la prigione ospita alcuni dei detenuti più pericolosi, e le autorità israeliane cercano soluzioni innovative per garantire la sicurezza.
Quando Ben Gvir propose per la prima volta l’idea l’anno scorso, la sua proposta fu accolta con derisione da diversi funzionari del servizio penitenziario. Tuttavia, la determinazione del ministro e il supporto di Silman hanno reso possibile la realizzazione del progetto. Il regolamento specifica che i coccodrilli devono essere detenuti in modo da impedire il loro rilascio in natura, e che il loro possesso deve essere giustificato da necessità di sicurezza.
Le implicazioni ambientali e le critiche
La decisione di utilizzare i coccodrilli per la sicurezza ha sollevato numerose critiche, sia per le implicazioni ambientali che per le questioni etiche. L’Autorità per la Natura e i Parchi di Israele ha espresso preoccupazione per il benessere degli animali e per i potenziali rischi ecologici derivanti dalla loro detenzione in contesti non naturali.
Inoltre, l’uso di animali come strumento di sicurezza solleva interrogativi etici. Alcuni esperti hanno messo in dubbio l’efficacia di questa misura, sostenendo che i coccodrilli potrebbero rappresentare un pericolo non solo per i detenuti, ma anche per il personale carcerario e per l’ambiente circostante. Nonostante queste critiche, il governo israeliano sembra determinato a procedere con il piano, considerandolo una soluzione innovativa per un problema complesso.
