La Nazionale italiana di calcio è stata eliminata dalla corsa ai Mondiali dopo la sconfitta ai calci di rigore contro la Bosnia, una serata che resterà negli annali come una delle pi ù amare per il movimento. La partita, giocata a Zenica allo stadio Bilino Polje, ha assunto presto il profilo di un confronto nervoso e pieno di svolte: dall’1-0 iniziale firmato da Kean alla decisione che ha lasciato gli azzurri in inferiorit à numerica.
Nel tripudio dei circa ottomila tifosi bosniaci, i padroni di casa hanno spinto per novanta minuti e oltre, sostenuti anche dalle scelte del capitano Dzeko, che aveva chiesto il rispetto per l’inno italiano come gesto di fair play. Nonostante alcune parate decisive di Donnarumma, la bilancia si è inclinata verso la Bosnia, che ha pareggiato con Tabakovic e ha vinto la lotteria dei rigori, condannando l’Italia a rimanere fuori dalla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva.
Come è cambiata la partita dopo l’espulsione
La dinamica del match ha subito una svolta netta intorno al 40′ del primo tempo, quando un intervento di Bastoni su Memic ha provocato il cartellino rosso diretto del direttore di gara Turpin. Fino a quel momento l’Italia, guidata in campo da giocatori come Barella, Kean e Retegui, era riuscita a sfruttare un errore del portiere avversario Vasilj per andare in vantaggio, ma la superiorit à numerica bosniaca ha costretto gli azzurri a riorganizzarsi tatticamente. Il ct Gattuso ha risposto inserendo Gatti e riposizionando la squadra in un assetto più difensivo, con l’obiettivo di resistere e provare a ripartire in contropiede.
Momenti chiave della ripresa
Con un uomo in meno l’Italia ha passato lunghi tratti in apnea: sulle fasce Politano e Dimarco hanno sofferto la pressione avversaria, mentre la Bosnia, con gli ingressi di Alajbegovic e Tahirovic, ha incrementato il ritmo. Non sono mancati i tentativi azzurri per chiudere definitivamente la partita, ma occasioni sprecate e la stanchezza hanno pesato. Donnarumma ha compiuto interventi importanti, ma sulla respinta proprio a centro area è arrivato il gol di Tabakovic che ha rimesso in parit à la sfida, costringendo le due formazioni ai supplementari.
I supplementari e la drammatica lotteria dei rigori
Nei supplementari lo spartito non è cambiato: la Bosnia ha tenuto il possesso e l’iniziativa, l’Italia ha provato a sussultare con le mosse di Palestra, Pio Esposito e Frattesi. Un episodio contestato — il contrasto su Palestra che molti chiedevano fosse sanzionato più severamente — ha ulteriormente infiammato gli animi. Al fischio finale dei tempi regolamentari il verdetto è passato ai tiri dal dischetto: una sequenza in cui la Bosnia si è dimostrata glaciale, mentre gli errori azzurri hanno fatto la differenza.
La serie dei tiri dal dischetto
Il confronto dagli undici metri ha visto realizzare per la Bosnia giocatori come Tahirovic, Tabakovic, Alajbegovic e Bajraktarevic, mentre tra gli azzurri sono falliti i tentativi di Pio Esposito e Cristante, quest’ultimo cogliendo la traversa. Anche se Tonali aveva riacceso le speranze con un tiro segnato, il risultato finale dei rigori (5-2 in favore della Bosnia) non ha lasciato margini di rimonta.
Conseguenze e interrogativi per il futuro
Il peso della sconfitta travalica il risultato in campo: oltre alla delusione immediata, per la Federazione e per lo staff tecnico si aprono questioni pesanti sul futuro. Il mancato accesso al Mondiale per la terza edizione consecutiva riporta in primo piano la necessit à di un progetto strutturato a lungo termine. Il ruolo del ct e la direzione della Federazione, con il presidente Gabriele Gravina sotto osservazione, saranno inevitabilmente al centro del dibattito pubblico. Serve una lettura lucida degli errori — dalla gestione delle partite decisive alla costruzione di un gruppo solido — per programmare la ripartenza.
Nonostante lo shock, alcuni elementi delinea no spunti positivi: la continuit à realizzativa di Kean, le parate di Donnarumma e l’emergere di giovani come Palestra e Pio Esposito sono segnali utili. Tuttavia, sul piano collettivo, l’Italia dovr à rifondare un percorso che rimetta al centro la costruzione di una squadra competitiva e il consolidamento di un progetto tecnico credibile. Nel frattempo, a Zenica la Bosnia ha celebrato un traguardo storico, mentre gli azzurri tornano a casa con rimpianti e la consapevolezza che le scelte dei prossimi mesi saranno decisive.