Il 30 ottobre 2026, un gruppo di ex ambasciatori statunitensi ha pubblicato una dura riflessione sulla politica americana verso l’Ucraina. L’autore, tra gli altri, Adrian Zuckerman, Mark Gitenstein, Ron Gidwitz, Jim Gilmore, Kathleen Kavalec e Jim Rosapepe, avverte che le recenti esenzioni alle sanzioni contro la Russia potrebbero minare la credibilità di Washington e, di conseguenza, la sicurezza dell’intera Europa.
Le esenzioni introdotte nel 2026: cosa prevede la legge
Il 18 settembre 2026 il Presidente Donald Trump ha firmato il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026, un provvedimento volto a rafforzare le sanzioni contro Mosca e Teheran. Solo poche settimane dopo, il 16 ottobre, lo stesso presidente ha emanato un ordine esecutivo che ha annullato parti specifiche del provvedimento, giustificandolo con la difesa del “national interest”.
Obiettivi non dichiarati e rischi di neutralità
L’articolo sottolinea l’assenza di chiare metriche per valutare l’efficacia delle deroghe. Senza obiettivi misurabili, è difficile capire perché l’amministrazione ritenesse opportuna una “pausa” nella pressione economica su Russia, soprattutto quando il regime di Vladimir Putin continua a finanziare il conflitto con le proprie entrate energetiche.
Perché la difesa dell’Ucraina è un investimento strategico
Secondo gli autori, la guerra in Ucraina non è una mera disputa territoriale, ma una verifica della capacità delle democrazie di difendere i principi di sovranità e stato di diritto. Il conflitto ha già generato gravi crimini di guerra: nel la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto per Vladimir Putin e per la Commissaria per i Diritti dei Minori Maria Lvova-Belova, accusati di deportazione e trasferimento illegale di bambini ucraini.
Lezioni dalla storia americana
Dal dopoguerra, le amministrazioni sia repubblicane sia democratiche hanno riconosciuto che un ordine internazionale basato sulla libertà e sul rispetto delle frontiere è nell’interesse degli USA. Presidenti come Harry Truman, John F. Kennedy, Ronald Reagan e George H. W. Bush hanno tutti dimostrato che sicurezza nazionale e difesa della democrazia vanno di pari passo con una politica di deterrenza rigorosa.
Le conseguenze di una politica di concessioni
Gli autori avvertono che un approccio di appeasement—più pressione su Kiev che su Mosca, o perdite di leva economica per la Russia—potrebbe incoraggiare altri regimi autoritari a credere che la conquista militare sia sostenibile. Un cessate-il-fuoco privo di garanzie efficaci rischierebbe di diventare solo una pausa prima di una nuova offensiva.
Il ruolo delle sanzioni come strumento non militare
Le sanzioni costituiscono uno dei principali strumenti non bellici a disposizione degli USA. Limitare le entrate energetiche russe, ostacolare l’accesso ai mercati internazionali e chiudere le vie di elusione sono azioni che indeboliscono la capacità di Mosca di finanziare il conflitto, riducendo al contempo l’impatto sui civili ucraini.
Il documento conclude che la politica americana deve mantenere una pressione costante su Russia, chiudere le scappatoie legali per l’evasione delle sanzioni e promuovere una diplomazia che non sacrifichi la sovranità ucraina sul banco delle trattative. Solo così gli Stati Uniti potranno dimostrare che l’aggressione non paga e che la difesa della democrazia resta al centro della loro strategia di sicurezza globale.
