La scarcerazione di Youssef Siher, il ricercatore trentenne precedentemente accusato di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo, ha innescato un duro confronto tra governo e magistratura. Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno contestato la decisione della gip di Milano, mentre l’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha preso posizione in difesa della giudice, esprimendo solidarietà e richiamando il principio di indipendenza della magistratura.
Caso Youssef Siher, la gip annulla i gravi indizi: «Nessuna istigazione alla violenza»
La libertà di espressione può essere limitata solo quando è necessario tutelare altri beni, come la sicurezza pubblica. È questo il principio richiamato dalla gip di Milano Tiziana Landoni, che ha disposto la scarcerazione di Youssef Siher, il ricercatore trentenne che gestiva i canali social del Movimento 17 ottobre, legato ai Giovani palestinesi.
Nell’ordinanza di 37 pagine, la giudice ha ribaltato la lettura della Procura, ritenendo che i messaggi pubblicati, pur caratterizzati da «toni aspri ed espressioni volgari», non costituissero un concreto incitamento a commettere reati. Secondo la gip, i contenuti miravano piuttosto a promuovere proteste «pacifiche» contro il governo e forme di «disobbedienza civile». La magistrata ha quindi escluso i «gravi indizi di colpevolezza» per le accuse di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e di violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche.
Nei messaggi, inoltre, non sarebbe emerso alcun riferimento alle violenze avvenute a Milano come esempio da seguire, ma l’intento di favorire una mobilitazione collettiva «consapevole».
L’ordinanza ha escluso anche che il ricercatore intendesse «arrecare un grave danno allo Stato» o «intimidire la popolazione», elementi richiamati dai pubblici ministeri per sostenere l’aggravante del terrorismo. La gip ha precisato che la generica «dichiarazione di guerra» a un «presente infame» non era indirizzata alle istituzioni e non conteneva «specifici e concreti riferimenti ad azioni violente». Anche il cosiddetto vademecum per la «difesa in piazza» non presentava, secondo la giudice, indicazioni sull’utilizzo di strumenti offensivi. Non sarebbe inoltre emerso che Siher avesse «caldeggiato o in qualche modo sostenuto i comportamenti violenti menzionati» da altri utenti, che nelle conversazioni facevano riferimento a possibili blitz contro banche ed edifici pubblici. Il richiamo alle proteste francesi, infine, sarebbe stato generico e riconducibile soprattutto alle mobilitazioni che hanno interessato il Paese.
La magistrata ha respinto anche la sussistenza delle esigenze cautelari, compreso il pericolo di fuga: il 24 ottobre, giorno della perquisizione, Siher si trovava a Milano, ospite di alcuni amici, «in vista della manifestazione», e non con l’intenzione di «rendersi irreperibile».
Youssef Siher scarcerato: le reazioni di Meloni, Tajani e la dura replica dell’Anm
Dopo la scarcerazione di Siher, Giorgia Meloni ha contestato duramente la decisione della gip di Milano in un video pubblicato sui social, definendola «vergognosa» e parlando di una «mortificazione insopportabile» del lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti. La premier ha inoltre sollevato dubbi sulla capacità dello Stato di proteggere i cittadini di fronte a decisioni di questo tipo.
Sulla stessa linea si è espresso il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito «estremamente grave» la liberazione del ricercatore, ritenuto a suo giudizio uno dei principali responsabili delle violenze avvenute a Milano. Secondo Tajani, la decisione rischia di compromettere la sicurezza nazionale e di sminuire l’impegno delle forze dell’ordine nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Il ministro ha quindi invitato la magistratura ad agire con «maggiore cautela e senso di responsabilità».
L’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha espresso «piena solidarietà alla gip di Milano», criticando quello che ha definito un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio. «Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti», ha ricordato l’associazione, denunciando la delegittimazione dei giudici come una forma di intimidazione incompatibile con lo Stato di diritto. L’Anm ha inoltre ribadito che «autonomia e indipendenza della magistratura sono due capisaldi della democrazia» e che trasformare i magistrati in un bersaglio del dibattito pubblico rischia di compromettere la credibilità delle istituzioni.
Durante una conferenza stampa, Giorgia Meloni ha respinto l’accusa di aver attaccato la magistratura, sostenendo che le sue dichiarazioni fossero invece una difesa di chi lavora per prevenire nuovi episodi di violenza. «Non vedo quello che ho detto come un attacco, lo vedo come una difesa», ha affermato la premier, richiamando la necessità di tutelare i cittadini da aggressioni e devastazioni.
