Giorgia Meloni torna a parlare del suo rapporto con Donald Trump e difende la scelta di rafforzare i legami con il presidente americano. Nel libro di Bruno Vespa, la premier spiega le ragioni della sua strategia e rivendica il ruolo dell’Italia nel dialogo tra Stati Uniti ed Europa: «Tutte cose che rivendico e che rifarei».
Giorgia Meloni, la confessione su Trump: “Non mi pento di nulla, lo rifarei”
Giorgia Meloni rivendica la scelta di rafforzare i rapporti con Donald Trump all’inizio del suo secondo mandato alla Casa Bianca e respinge le critiche ricevute per la vicinanza al presidente americano. «Non mi pento di essere stata molto vicina al presidente Trump all’inizio del suo secondo mandato.
Perché farlo significava difendere l’interesse nazionale», afferma la presidente del Consiglio nel libro di Bruno Vespa, Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, in uscita lunedì 2 novembre per Mondadori-Rai Libri. Nel volume, la premier spiega le ragioni della propria linea diplomatica e ricorda di aver mantenuto buoni rapporti anche con Joe Biden, nonostante le contestazioni ricevute in passato.
Con il ritorno di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, prosegue Meloni, era naturale cercare un’intesa ancora più stretta con Washington, considerando il peso strategico della collaborazione tra i due Paesi. «Gli Stati Uniti sono il nostro più importante alleato geopolitico e militare», sottolinea, richiamando anche il ruolo del mercato americano per le esportazioni italiane e la presenza oltreoceano di una numerosa comunità di connazionali. La presidente del Consiglio presenta quindi il rapporto con Trump come una scelta legata agli interessi nazionali, oltre che alla necessità di mantenere solidi legami con un partner centrale per la sicurezza e l’economia italiana.
Meloni e Trump, dalla Nato alla Groenlandia: perché la premier rivendica la scelta
A sostegno della propria posizione, Meloni richiama anche il ruolo che l’Italia può svolgere nei rapporti tra Washington e le capitali europee. La premier sostiene che il dialogo diretto con Trump abbia permesso di mantenere aperto il confronto transatlantico anche quando sono emerse divergenze, contribuendo a gestire questioni complesse nell’ambito dell’Alleanza atlantica. Tra i dossier menzionati figura la sicurezza dell’Artico, insieme alla questione della Groenlandia, temi che coinvolgono gli equilibri strategici e gli interessi di sicurezza occidentali. La presidente del Consiglio afferma inoltre che la sua iniziativa sarebbe stata apprezzata da diversi governi europei proprio per la possibilità di conservare un canale di comunicazione con la Casa Bianca. «Tutte cose utili all’Italia, all’Europa e all’Occidente», ribadisce la premier, confermando di non voler prendere le distanze dalla linea seguita nei mesi del secondo mandato del presidente americano.
