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Una parabola politica che continua a far discutere, soprattutto alla luce del ruolo ricoperto e della visibilità effettiva dell’attività svolta in uno dei teatri geopolitici più delicati del mondo.
Il ruolo di Di Maio nel Golfo Persico
Dal 1° giugno 2023, Luigi Di Maio è stato nominato Rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico, una carica istituita per la prima volta dall’Ue con l’obiettivo di rafforzare la presenza diplomatica europea in una regione centrale per gli equilibri internazionali, dall’energia alla sicurezza.
La nomina è arrivata in un momento storico segnato dalla guerra a Gaza, dalle tensioni con l’Iran e dalle crisi nel Mar Rosso. Tuttavia, nonostante il contesto ad alta intensità diplomatica, il ruolo di Di Maio è rimasto poco visibile nel dibattito pubblico europeo e internazionale.
Il mandato, inizialmente biennale (2023-2025), è stato prorogato fino al 28 febbraio 2027, segnale di una valutazione positiva da parte delle istituzioni europee e dei governi degli Stati membri, incluso quello italiano, politicamente distante dall’ex leader del Movimento 5 Stelle.
Stipendio e benefit: quanto guadagna Luigi Di Maio
Come Rappresentante speciale dell’Ue, Di Maio percepisce uno stipendio di circa 15mila euro netti al mese, a cui si aggiungono indennità, rimborsi spese e benefit. Le spese principali — viaggi, trasferimenti, sicurezza e logistica — sono coperte integralmente dall’Unione europea.
Un trattamento economico nettamente superiore rispetto a quello di un ministro italiano, il cui stipendio si aggira intorno ai 150mila euro lordi annui, o a quello di un deputato, che arriva a circa 11-12mila euro netti mensili, comprensivi però di costi di permanenza a Roma, staff e contributi politici.
Il budget complessivo dell’Ufficio del Rappresentante per il Golfo è stato pari a 1,98 milioni di euro nel biennio 2023-2025, cifra che include stipendi, missioni, attività di ricerca e supporto operativo. Un costo approvato dal Consiglio dell’Ue nell’ambito delle politiche di sicurezza e affari esteri.
Che cosa ha fatto Di Maio come inviato Ue
Il ruolo del Rappresentante speciale non è decisionale, ma di supporto politico e diplomatico. In questo quadro, Di Maio ha avviato una serie di missioni nei Paesi del Golfo, incontrando i vertici del Consiglio di Cooperazione del Golfo e visitando capitali strategiche come Riyad, Muscat, Kuwait City.
L’attività si è concentrata su relazioni istituzionali, dossier energetici, investimenti e cooperazione strategica, attraverso incontri, convegni e attività di rappresentanza. Un lavoro di “diplomazia silenziosa” che, secondo alcuni osservatori, non ha però prodotto risultati politicamente percepibili sul piano pubblico.
Verso un nuovo incarico all’Onu
Ora, all’orizzonte, si profila un ulteriore avanzamento. Da settimane circolano indiscrezioni su una possibile nomina di Di Maio a Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, incarico che comporterebbe il rango di sottosegretario generale Onu.
In caso di conferma, Di Maio lascerebbe Bruxelles per operare tra Ginevra, Tel Aviv o altre sedi diplomatiche, coordinando le attività delle diverse agenzie Onu impegnate sul dossier mediorientale. Lo stipendio previsto per un sottosegretario generale Onu è di circa 173mila dollari netti annui, a cui si aggiungono benefit, alloggi, spese familiari e istruzione per i figli.
Una carriera che divide
La traiettoria di Luigi Di Maio continua a suscitare interrogativi e riflessioni. Da un lato, la capacità di ricollocarsi ai vertici delle istituzioni internazionali; dall’altro, il tema del rapporto costi-benefici di strutture complesse come l’Unione europea e le Nazioni Unite, spesso accusate di essere percepite come distanti dai cittadini.
Una storia che riaccende il dibattito sull’efficacia degli organismi sovranazionali e sull’uso delle risorse pubbliche, lasciando aperta una domanda centrale: quanto è visibile e misurabile l’impatto reale di queste figure nei grandi scenari globali?