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Madre e figlia avvelenate, gli investigatori nello studio di Gianni Di Vita: nuova perquisizione

Madre e figlia avvelenate, gli investigatori nello studio di Gianni Di Vita: nuova perquisizione

A Pietracatella proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, con una nuova perquisizione nello studio di Gianni Di Vita. Ecco cosa sta succedendo.

Il giallo di Pietracatella torna al centro delle indagini con una nuova perquisizione. Nella mattinata del 29 settembre, gli investigatori sono entrati nello studio del commercialista Gianni Di Vita, marito e padre di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, le due donne morte per avvelenamento da ricina. L’operazione arriva dopo gli accertamenti sul computer e sulle dieci chiavette USB sequestrati nei mesi scorsi.

Madre e figlia avvelenate, perquisizione nello studio di Gianni Di Vita: indagini in corso

Il giallo di Pietracatella potrebbe entrare in una nuova fase. Stando alle indiscrezioni dell’Adnkronos, nella mattinata di martedì 29 settembre, gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso, insieme agli uomini del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, hanno effettuato una perquisizione nello studio da commercialista di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, madre e figlia morte dopo un avvelenamento da ricina.

L’ufficio si trova proprio di fronte all’abitazione della famiglia. La notizia della perquisizione è stata diffusa dal Tg1 e confermata da ANSA.

L’intervento arriva dopo una serie di accertamenti che hanno riportato l’attenzione sul materiale informatico sequestrato nello studio lo scorso 31 luglio. Il 28 settembre si sono infatti conclusi gli accertamenti tecnici sul computer Lenovo e sulle dieci chiavette USB: gli specialisti dello Sco hanno estratto e catalogato forensicamente i dati, che saranno ora esaminati dalla Procura di Larino.

L’analisi, secondo quanto riportato da RaiNews, ha un termine previsto di 60 giorni, salvo eventuali proroghe.

Cosa cercano gli investigatori nei dispositivi di Gianni Di Vita

L’attività informatica punta a ricostruire elementi utili a comprendere le circostanze della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e i rapporti intercorsi nella loro vita. Tra i dati da esaminare ci sono eventuali ricerche online riconducibili al reperimento della ricina, oltre a chat, fotografie, registrazioni vocali, appunti, email, account social, cronologie di navigazione e informazioni sulla posizione dei dispositivi. Gli investigatori intendono inoltre verificare eventuali annotazioni relative agli alimenti consumati prima dei malori e documenti riguardanti condizioni di salute delle due vittime. L’arco temporale dell’analisi parte dalla prima accensione dei dispositivi e arriva fino al loro ultimo utilizzo.

Le nuove verifiche si inseriscono in un’indagine già caratterizzata da numerosi accertamenti. A luglio, nella casa della famiglia, gli investigatori avevano raccolto 131 reperti e tamponi da abiti, mobili, suppellettili e altri oggetti, alla ricerca di eventuali tracce di ricina. La Procura di Larino procede inoltre contro ignoti per duplice omicidio volontario aggravato, mentre gli accertamenti autoptici hanno confermato l’intossicazione da ricina come causa della morte di Sara e Antonella.

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