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Mamma e figlia morte avvelenate, tempi più lunghi per esiti dell'autopsia: “Hanno fatto delle flebo in casa”

Mamma e figlia morte avvelenate

Proseguono gli accertamenti sul decesso di mamma e figlia, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mentre analisi tossicologiche e indagini investigative cercano di definire dinamica e responsabilità.

Il caso del duplice avvelenamento da ricina che ha colpito la mamma Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita a Pietracatella continua a essere al centro delle indagini della procura di Larino e della Squadra Mobile di Campobasso. Le due donne sono morte a seguito di una grave intossicazione ancora non del tutto chiarita nelle sue modalità, mentre gli inquirenti stanno ricostruendo una vicenda complessa che coinvolge ambiente familiare, accertamenti tossicologici e possibili diverse fasi di esposizione al veleno.

Mamma e figlia morte avvelenate: chiesto un mese in più per esiti dell’autopsia

Come riportato da Mediaset Tgcom24, i risultati definitivi delle autopsie sui corpi di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita non saranno disponibili entro la fine del mese, ma sono stati rinviati a fine maggio. La dottoressa Pia Benedetta De Luca, medico legale incaricata, avrebbe infatti richiesto una proroga di circa trenta giorni per completare gli approfondimenti sul caso del duplice decesso avvenuto a Pietracatella, in provincia di Campobasso.

Gli esami autoptici erano stati eseguiti lo scorso 31 dicembre presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso, ma la complessità della vicenda ha reso necessario più tempo del previsto.

Alla base dello slittamento non ci sarebbe solo la delicatezza del caso, ma anche la recente acquisizione della relazione proveniente da Pavia, che ha confermato la presenza di intossicazione da ricina.

Questo elemento, arrivato solo negli ultimi giorni, ha ulteriormente ampliato la necessità di verifiche incrociate. Nelle prossime giornate sarà inoltre esaminato il materiale istologico prelevato durante le autopsie, con il coinvolgimento di consulenti e legali delle varie parti. L’obiettivo della procura è chiarire anche le modalità di assunzione del veleno, che al momento restano indeterminate.

Indagini, testimonianze e ipotesi su doppia contaminazione: “Non crediamo all’omicidio”

Sul fronte investigativo, il caso continua a dividere opinione pubblica e familiari. Diverse persone vicine alla famiglia Di Vita hanno parlato di un possibile incidente. Tra queste, la zia di Gianni Di Vita – marito di Antonella – ascoltata per oltre due ore in Questura a Campobasso, avrebbe escluso l’ipotesi dell’omicidio, definendo la vicenda come un evento accidentale.

Gli inquirenti della Squadra Mobile, coordinati da Marco Graziano, stanno comunque raccogliendo numerose testimonianze senza escludere alcuna pista. L’attenzione si concentra sulla natura della ricina, sostanza altamente instabile e difficile da tracciare, elemento che rafforza l’ipotesi di un possibile atto volontario. La presenza del veleno nei corpi delle due donne, ma non in quello di Gianni Di Vita, complica ulteriormente il quadro e apre a scenari differenziati di esposizione. Tra le ricostruzioni al vaglio emerge quella proposta dal legale Pietro Terminiello, che ipotizza una doppia contaminazione. La prima potrebbe risalire alla cena del 23 dicembre, consumata in famiglia, alla quale però la figlia maggiore Alice non era presente. Il suo telefono è stato sequestrato per analisi tecniche. La seconda fase sarebbe collocabile il 26 dicembre, quando le condizioni di madre e figlia sarebbero improvvisamente peggiorate, fino al successivo ricovero.

Come riportato da Leggo, in questo contesto si inserisce anche un passaggio avvenuto a Santo Stefano, quando un conoscente con competenze sanitarie avrebbe somministrato delle flebo a domicilio, un dettaglio su cui gli investigatori stanno cercando riscontri concreti.

La settimana in corso si preannuncia decisiva: gli investigatori stanno analizzando il telefono di Alice Di Vita, acquisendo messaggi, chat, email, attività sui social e dati di geolocalizzazione relativi agli ultimi mesi. A Bari, invece, verranno esaminati i vetrini istologici delle autopsie, passaggio fondamentale per integrare i risultati della relazione tossicologica di Pavia. L’obiettivo resta quello di costruire un quadro completo che possa finalmente chiarire le cause delle due morti.