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Messina, giallo sui tre cacciatori trovati morti: prima l'ammissione, poi il silenzio dell’unico sospettato

cacciatori morti nel bosco

Cacciatori morti nel bosco di Montagnareale: l’indagato confessa la sua presenza, poi sceglie il silenzio davanti agli inquirenti.

Il 28 gennaio 2026, nel bosco di Montagnareale, in provincia di Messina, tre cacciatori sono stati trovati morti in circostanze ancora poco chiare. L’indagine, aperta per fare luce sul triplice omicidio, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di un solo sospettato, un bracciante agricolo di 52 anni.

Messina, tre cacciatori trovati morti nel bosco: esami balistici e strategie difensive

Come riportato dall’Adnkronos, gli esami balistici condotti dai Ris sono considerati cruciali per ricostruire la vicenda. Il Procuratore di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, ha sottolineato l’importanza di questi rilievi. Il tampone sui residui di polvere da sparo effettuato all’indagato il giorno successivo all’omicidio potrebbe avere un valore limitato, poiché A.S. è un cacciatore abituale e aveva utilizzato l’arma anche nei giorni precedenti.

Gli avvocati difensori, Tommaso Calderone e Filippo Barbera, avrebbero inizialmente richiesto la «riserva di incidente probatorio», sospendendo per dieci giorni gli accertamenti irripetibili su fucili, cartucce, proiettili, scarponi, abbigliamento, telefono e tampone per residui di polvere da sparo. Successivamente avrebbero rinunciato all’incidente probatorio, lasciando che gli esami balistici proseguano.

Tre cacciatori trovati morti a Messina: prima ammissione del sospettato, poi silenzio

Stando alle indiscrezioni dell’Adnkronos, le indagini sul triplice omicidio dei cacciatori nel bosco di Montagnareale, in provincia di Messina, avvenuto lo scorso 28 gennaio, sembrano aver preso una piega decisiva. L’unico indagato, un bracciante agricolo di 52 anni, A.S., ha ammesso agli inquirenti di aver preso parte alla sparatoria in cui hanno perso la vita i fratelli Davis Pino, 26 anni, e Giuseppe Pino, 44 anni, di San Pier Niceto, e Antonio Gatani, 82 anni, di Patti.

Tuttavia, dopo questa prima dichiarazione da persona informata sui fatti, senza la presenza di un legale, l’uomo avrebbe scelto di non aggiungere ulteriori dettagli: “Quella mattina ero lì e ho partecipato alla sparatoria“. Da quel momento, anche durante i successivi interrogatori ufficiali davanti alla Procura di Patti, alla presenza dei suoi difensori, A.S. si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere, mantenendo il silenzio assoluto.

La dinamica dei fatti sembra indicare che l’indagato fosse amico di Gatani e condividesse con lui la passione per la caccia al cinghiale nero dei Nebrodi, proprio nel luogo della tragedia, in contrada Caristia. La mattina dell’omicidio, come ha raccontato, si sarebbe recato all’alba a casa di Gatani, «intorno alle 6, o poco prima», prima di recarsi insieme a lui a recuperare il cane da caccia nella campagna di Montagnareale.

In un primo momento, A.S. avrebbe dichiarato di aver lasciato l’amico a causa della pioggia, per poi ammettere, nelle ore successive, di essere stato presente alla sparatoria. La sua scelta di rimanere in silenzio si sarebbe protratta anche dopo la chiamata del legale.