Nelle ultime settimane il presidente Donald trump ha rilanciato minacce di azioni militari contro le infrastrutture iraniane, includendo per la prima volta anche gli impianti di desalinizzazione tra i possibili obiettivi. Queste dichiarazioni, fatte pubblicamente sui social e riprese dai media internazionali, hanno suscitato allarme tra giuristi, organizzazioni per i diritti umani e analisti politici per le conseguenze immediate e a lungo termine che un intervento del genere comporterebbe per la popolazione civile.
Nel concreto, le minacce partite da Washington prevedono attacchi a centrali elettriche, pozzi petroliferi, isole strategiche come Kharg e — potenzialmente — a tutti gli impianti di desalinizzazione. Esperti di diritto internazionale e ONG interpretano tali dichiarazioni come un’avvertenza che potrebbe tradursi in punizione collettiva, pratica esplicitamente vietata dalle convenzioni internazionali.
Quadro giuridico e accuse di illiceità
Il nucleo della contestazione è di natura legale: il diritto internazionale umanitario proibisce che le infrastrutture civili diventino oggetto di attacco o ritorsione se l’effetto previsto è di danneggiare indiscriminatamente la popolazione. Accademici come Yusra Suedi hanno definito le minacce come un rafforzamento della «clima di impunità» rispetto alla punizione collettiva. La Quarta Convenzione di Ginevra menziona esplicitamente il divieto di «penalità collettive e ogni misura di intimidazione o terrorismo», principio frequentemente citato dalle organizzazioni che denunciano la minaccia.
Pareri di esperti e ong
Organizzazioni come Amnesty International hanno avvertito che colpire centrali elettriche sarebbe spesso illegale perché comporterebbe danni sproporzionati ai civili. Erika Guevara-Rosas, tra i portavoce dell’ONG, ha chiesto il ritiro immediato di queste minacce sottolineando che attacchi a impianti energetici e di desalinizzazione possono privare milioni di persone dell’accesso a beni essenziali come acqua, alimenti e cure mediche. Anche gruppi di advocacy come DAWN parlano di «prova pubblica di intento criminale» quando si prospettano atti volti a costringere la popolazione civile.
Impatto umanitario prevedibile
Gli effetti pratici di un attacco alle infrastrutture idriche ed energetiche sono concatenati e rapidi: la perdita di elettricità metterebbe fuori uso le pompe d’acqua, i sistemi di trattamento e i servizi ospedalieri, mentre la desalinizzazione è fonte primaria di acqua potabile in alcune coste e isole. Le conseguenze includerebbero interruzioni nelle cure intensive, sospensione di interventi chirurgici, aumento delle malattie trasmissibili e crollo delle catene di approvvigionamento alimentare, con impatti economici e sociali estesi.
Scenari regionali
Già nelle settimane precedenti ci sono stati rapporti di danni a impianti idrici nella regione: autorità del Bahrain e del Kuwait hanno segnalato attacchi che hanno colpito strutture legate all’acqua, mentre l’Iran ha accusato Stati Uniti e Israele di aver colpito una centrale di desalinizzazione sull’isola di Qeshm. Parallelamente, la chiusura intermittente dello Stretto di Hormuz e il lancio di missili e droni hanno contribuito a un aumento dei prezzi energetici globali, mostrando come le tensioni militari possano riverberarsi sul piano economico oltre che su quello umano.
Politica e negoziati
Dal punto di vista strategico, la Casa Bianca ha legato le minacce a scadenze e trattative: il 21 marzo il presidente ha fissato un ultimatum di 48 ore per la riapertura dello Stretto di Hormuz, che poi è stato prorogato, e il 23 marzo è stato annunciato un rinvio di cinque giorni mentre si svolgevano contatti per una possibile de‑escalation. Nel frattempo, fonti ufficiali iraniane hanno ammesso di aver ricevuto una proposta di cessate il fuoco tramite intermediari, pur negando trattative dirette con gli Stati Uniti.
Dinamiche interne iraniane
Nonostante attacchi e uccisioni di alti funzionari — con accuse di responsabilità a USA e Israele e con la sostituzione del supremo leader Ali Khamenei da parte del figlio Mojtaba secondo alcune fonti — il sistema di governo iraniano non ha mostrato rotture pubbliche di rilievo, e l’apparato militare continua a sostenere l’operatività bellica. La persistenza degli attacchi e delle chiusure marittime indica che le minacce esterne non hanno finora fatto venir meno la capacità di reazione di Teheran.
Conclusioni e rischi futuri
Le dichiarazioni che prospettano la distruzione di imprese civili essenziali come le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione sollevano questioni di legittimità e responsabilità internazionale. Oltre al danno immediato alla popolazione, atti di questo tipo metterebbero a rischio il rispetto delle norme che proteggono i civili in conflitto e potrebbero configurare reati internazionali. Per evitare uno scenario di escalation umanitaria, esperti e ONG chiedono il ritiro delle minacce e il rispetto rigoroso del diritto internazionale, promuovendo al contempo canali di negoziazione che minimizzino il rischio per i civili.