Il cinema e la televisione piangono la scomparsa di un’interprete schiva ma capace di imprimere un segno profondo grazie a ruoli intensi e raffinati. L’attrice, candidata al Tony Award, è morta a 79 anni dopo una lunga battaglia con il morbo di Alzheimer, come si legge nel portale Caffeinamagazine.it.
Addio a Mary Beth Hurt: L’annuncio che scuote il mondo dello spettacolo
Nel corso della sua carriera aveva conquistato pubblico e critica con film che sono rimasti nella memoria collettiva, come Interiors, Chilly Scenes of Winter e Il mondo secondo Garp: lavori che ne avevano consolidato la reputazione di presenza elegante e incisiva nel panorama internazionale.
La notizia della morte ha provocato un’ondata di cordoglio tra colleghi e fan. A confermarla è stato il marito, il regista e sceneggiatore Paul Schrader, spiegando che l’attrice si è spenta sabato in una struttura per anziani a Jersey City. La diagnosi di Alzheimer risaliva al 2015, un percorso segnato da progressivi ritiri dalla scena pubblica.
È morta Mary Beth Hurt: la carriera e i ruoli che l’hanno resa unica
Mary Beth Hurt, figura di spicco tra cinema e teatro, sapeva attraversare generi diversi con una sensibilità rara. Aveva vissuto per un periodo in una struttura a Manhattan, mentre Schrader abitava nello stesso edificio, in un appartamento separato. Il suo talento emergeva in personaggi complessi e sfumati, come la sofisticata gallerista di Slaves of New York di James Ivory, o la madre dalla perfezione inquietante in Parents di Bob Balaban, accanto a Randy Quaid e al giovane Bryan Madorsky. Memorabile la sua prova anche in Sei gradi di separazione (1993) con Will Smith, dove interpretava una donna dell’alta società coinvolta in un intrico di menzogne e manipolazioni. Parallelamente, Hurt ha costruito una carriera teatrale solida e prestigiosa: quindici presenze a Broadway tra il 1974 e il 2011, tre nomination ai Tony Award e un posto riconosciuto tra le interpreti più rispettate della sua generazione.
Mary Beth Hurt, le radici del suo talento
Tra le sue soddisfazioni più significative figura la candidatura del 1982 per il ruolo di Meg Magrath in Crimes of the Heart, dramma di Beth Henley incentrato su tre sorelle segnate da ferite familiari. Un personaggio che al cinema sarebbe passato poi nelle mani di Jessica Lange, Diane Keaton e Sissy Spacek. A sintetizzare il suo valore furono le parole del drammaturgo David Hare, che la diresse a Broadway: un’attrice capace di unire “il meglio della tradizione inglese” e “il meglio di quella americana”. Una definizione che racconta perfettamente la sua eredità: quella di un’interprete raffinata, profonda, amata per la qualità del lavoro e per la persona che era. Sui social, nelle ore successive alla notizia, si sono moltiplicati i messaggi di addio e i ricordi affettuosi da parte di colleghi, artisti e spettatori.