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Fakir morto a Bologna e caso Roggero, Piantedosi rompe il silenzio: l'intervista al TG1

Fakir morto a Bologna e caso Roggero, Piantedosi rompe il silenzio: l'intervista al TG1

Morte Fakir e caso Roggero, Piantedosi al Tg1 affronta le polemiche su forze dell’ordine, legittima difesa e rispetto delle sentenze.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi interviene sul caso di Abderrahim Fakir, il 43enne morto a Bologna dopo un intervento della polizia, difendendo il ruolo della magistratura e invitando ad attendere l’esito delle indagini. Al centro del dibattito anche le polemiche sulla mancata iscrizione degli agenti nel registro degli indagati e le proteste seguite alla vicenda.

Durante l’intervento al Tg1, il titolare del Viminale ha affrontato anche il caso Roggero, il commerciante condannato dopo la sparatoria contro alcuni rapinatori, sottolineando la necessità di rispettare le decisioni della giustizia e il percorso previsto dalla legge.

Morte Fakir, Piantedosi chiede prudenza: “Una grande tragedia, bisogna avere fiducia nella magistratura”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è tornato sul caso di Abderrahim Fakir, il 43enne morto nel quartiere Pilastro di Bologna dopo un intervento delle forze dell’ordine, invitando a non anticipare giudizi prima della conclusione delle indagini. Il titolare del Viminale ha definito l’accaduto “una grande tragedia”, ribadendo la vicinanza ai familiari della vittima: “Dobbiamo partire dalle espressioni di dispiacere e di grande cordoglio per i familiari”.

L’intervento del ministro arriva dopo le proteste che si sono svolte a Bologna nei giorni successivi alla morte dell’uomo e alle polemiche sulle modalità del fermo. Piantedosi ha sottolineato la necessità di affidarsi agli organi competenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto, ricordando che saranno gli inquirenti e la magistratura a stabilire eventuali responsabilità. “Bisogna avere fiducia nell’autorità giudiziaria”, ha dichiarato, aggiungendo che “chi fa professione di espressioni pregiudizialmente contrarie alla forza di polizia vuole dire che non ha fiducia né nelle nostre forze di polizia né nella magistratura che dovrà accertare cosa è successo”.

Secondo il ministro, la ricostruzione dei fatti potrà contare su diversi elementi raccolti durante l’intervento degli agenti. “È un episodio molto documentato da bodycam e altre riprese fatte”, ha spiegato Piantedosi, sottolineando come immagini e registrazioni saranno fondamentali per chiarire ogni passaggio della vicenda. L’obiettivo, ha ribadito, resta quello di arrivare a una valutazione basata sui fatti e non su posizioni pregiudiziali.

Nel corso dell’intervista al Tg1, Piantedosi ha affrontato anche il tema della scelta della Procura di Bologna di non iscrivere immediatamente nel registro degli indagati i due agenti intervenuti durante il controllo che ha preceduto la morte di Fakir. Il ministro ha precisato che questa decisione “non è uno scudo penale, ma la giusta collocazione di un caso all’interno di un’iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge del governo Meloni”. Secondo il responsabile del Viminale, il meccanismo previsto dalla normativa riguarda situazioni in cui “persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione” vengono inserite in un percorso specifico di valutazione. Piantedosi ha quindi respinto l’idea che si tratti di una protezione automatica per gli appartenenti alle forze dell’ordine, ribadendo che ogni elemento dovrà essere esaminato dall’autorità giudiziaria.

Caso Roggero, il ministro Piantedosi: “I tre gradi di giudizio hanno accertato l’applicazione della legge”

Durante l’intervento, il ministro ha inoltre commentato il caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato dopo aver sparato e ucciso due rapinatori, vicenda che ha alimentato un ampio dibattito sul tema della legittima difesa. Piantedosi ha spiegato che “i fatti ormai che sono stati accertati nei tre gradi di giudizio restituiscono sicuramente un’applicazione della legge per quella che è da parte della magistratura”.

Sul possibile intervento del presidente della Repubblica per la concessione della grazia, il ministro ha chiarito che “non vada tirata per la giacchetta il capo dello Stato”, ricordando che si tratta di una valutazione autonoma prevista dall’ordinamento. Allo stesso tempo, ha riconosciuto la complessità del caso, nato dalla vicenda di una persona che “ha difeso il proprio lavoro e la propria famiglia anche sulla base di quanto gli era accaduto in precedenza” e che si è poi trovata davanti “a una condanna penale molto importante, ma soprattutto anche da una condanna civile molto importante”.

Le parole di Piantedosi si inseriscono quindi in un dibattito più ampio sul rapporto tra sicurezza, operato delle forze dell’ordine e controllo giudiziario, mentre a Bologna proseguono gli accertamenti per ricostruire con precisione gli ultimi momenti della vita di Fakir.

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