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Morte Abderrahim Fakir, la protesta a Bologna degenera in scontri: 11 feriti

Morte Abderrahim Fakir, la protesta a Bologna degenera in scontri: 11 feriti

Bologna scende in piazza per Fakir, ma la protesta degenera in scontri con la polizia: manganelli, lacrimogeni e idranti.

Momenti di tensione a Bologna durante la protesta per ricordare Abderrahim Fakir, il 43enne morto durante un intervento della polizia al Pilastro. Il corteo, nato per chiedere verità e giustizia, è degenerato in scontri tra alcuni manifestanti e le forze dell’ordine.

Morte di Fakir al Pilastro: la dinamica dell’intervento e l’inchiesta della Procura

La vicenda al centro della protesta risale a domenica, quando Fakir è morto nel quartiere Pilastro dopo l’intervento della polizia, chiamata per una segnalazione secondo cui l’uomo avrebbe dato in escandescenze e preso a calci un garage. Secondo quanto ricostruito finora, il 43enne sarebbe stato immobilizzato da due agenti a terra, in posizione prona, mentre un’altra persona gli teneva i piedi.

La scena è stata ripresa da un residente: nel video si vede Fakir chiedere aiuto per diversi minuti prima di perdere conoscenza.

La Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo che coinvolge sei persone, tra cui i due agenti intervenuti e quattro operatori sanitari presenti sul posto. Al momento, tuttavia, nessuno risulta formalmente indagato a causa degli effetti di una nuova norma introdotta dal governo.

La famiglia continua a chiedere che venga accertata ogni eventuale responsabilità e che la morte di Fakir non venga oscurata dalle tensioni scoppiate durante la manifestazione.

Bologna, scontri durante il corteo per Fakir: tensione davanti a Questura e Prefettura

È degenerata in momenti di forte tensione la manifestazione organizzata a Bologna per ricordare Abderrahim Fakir, il 43enne morto domenica durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro. Il presidio, nato con l’obiettivo di chiedere “verità e giustizia” per la sua morte, si è aperto in un clima pacifico in piazza Nettuno, alla presenza dei familiari, delle istituzioni e di numerosi cittadini. All’iniziativa, promossa dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, hanno partecipato anche diversi esponenti dei centri sociali e gruppi antagonisti, alcuni dei quali in seguito sono stati protagonisti degli scontri con le forze dell’ordine.

Durante il presidio è intervenuta anche la sorella di Fakir, Khadija, che ha accusato un malore ed è svenuta mentre il primo cittadino stava lasciando spazio agli interventi della famiglia. La nipote Yosra Fakir, visibilmente commossa, aveva già espresso il dolore dei parenti davanti alla piazza: “Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande”. La famiglia ha ribadito di non cercare vendetta, ma soltanto “verità, giustizia, rispetto e umanità”, chiedendo che vengano chiarite eventuali responsabilità sulla morte dell’uomo.

Accanto ai familiari era presente anche il presidente della Comunità islamica di Bologna, Yassine Lafram, che ha invitato la città alla vicinanza nei confronti della famiglia. Durante alcuni interventi, però, dalla piazza sono partiti cori contro le forze dell’ordine, tra cui “Assassini” e “Abderrahim non lo abbiamo perduto, lo hanno ammazzato”. La situazione è poi precipitata davanti alla Prefettura e alla Questura, dove il primo gruppo di manifestanti è entrato in contatto con gli agenti in assetto antisommossa. Le forze dell’ordine hanno risposto con cariche, utilizzando manganelli, lacrimogeni e idranti per disperdere i partecipanti più agitati. Nel corso degli scontri sono state lanciate bottiglie e una bomba carta in piazza Roosevelt, mentre alcuni manifestanti avrebbero danneggiato le protezioni dei finestrini dei mezzi blindati della polizia, utilizzandole poi contro i veicoli.

La protesta per Fakir degenera a Bologna: bombe carta, scontri con la polizia e feriti

Dopo le prime tensioni, la manifestazione ha vissuto ore di caos con episodi di vandalismo in diverse zone del centro. In via Ugo Bassi alcuni manifestanti avrebbero danneggiato biciclette del servizio di sharing, utilizzato transenne dei cantieri del tram come strumenti di difesa durante le cariche e lanciato sedie dei dehors dei locali. Sono stati segnalati anche cassonetti divelti, danni ad arredi urbani e altri atti vandalici. In piazza Maggiore è stata inoltre annullata la rassegna di cinema all’aperto prevista per la serata. Secondo alcune ricostruzioni, diversi partecipanti avrebbero contestato l’azione degli attivisti più radicali, accusandoli di aver trasformato una protesta inizialmente pacifica in una giornata di scontri.

Stando a quanto riportato da Rai News, il bilancio finale parla di 11 persone ferite lievemente: cinque poliziotti e quattro civili sono stati medicati dal personale del 118, mentre un agente e un manifestante sono stati trasportati in ospedale con lesioni non gravi.

La famiglia Fakir ha preso immediatamente le distanze dagli episodi di violenza. L’avvocato Fabio Anselmo ha duramente criticato quanto accaduto, definendo gli scontri “un attacco alla famiglia” e sostenendo che la protesta violenta rischi di distogliere l’attenzione dalla richiesta principale dei parenti: fare chiarezza sulla morte di Abderrahim. “Quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”, ha dichiarato il legale, esprimendo anche solidarietà agli agenti impegnati nella gestione dell’ordine pubblico.

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