È morta a 35 anni Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, uccisa dalla ’ndrangheta nel 2009. La giovane, che per anni aveva vissuto sotto protezione dopo aver testimoniato nel processo per l’omicidio della madre, si è tolta la vita dopo un’esistenza profondamente segnata da quella tragedia.
Dall’omicidio di Lea Garofalo alla testimonianza della figlia Denise: una vita vissuta sotto protezione
La storia di Denise è inseparabile da quella di Lea Garofalo, diventata madre a soli 18 anni e trasferitasi dalla Calabria a Milano insieme a Carlo Cosco. L’uomo, nel tempo, si inserì negli ambienti dello spaccio di droga nel quartiere di Quarto Oggiaro. Nel 2002, dopo aver provato senza successo a convincerlo a cambiare vita, Lea scelse di collaborare con la giustizia e raccontò agli investigatori ciò che conosceva delle attività del compagno.
Entrò quindi in un programma di protezione insieme alla figlia, salvo poi uscirne e tornare a vivere allo scoperto.
Il 24 novembre 2009 Carlo Cosco riuscì però ad attirare Lea a Milano. Quel giorno madre e figlia vennero separate con una scusa e si diedero appuntamento alle 23 alla Stazione Centrale per prendere insieme il treno del ritorno.
Lea non si presentò mai: mentre Denise si trovava a cena da un parente, la donna venne sequestrata e uccisa. Il corpo fu poi fatto a pezzi e bruciato, mentre alcuni resti furono recuperati soltanto anni più tardi grazie alle indicazioni di Carmine Venturino, uno dei responsabili del delitto ed ex fidanzato di Denise, che dopo l’omicidio si era avvicinato alla ragazza.
Il 13 ottobre 2013, durante i funerali celebrati da don Luigi Ciotti in piazza Beccaria a Milano davanti a migliaia di persone, Lea seguì la cerimonia nascosta dietro una finestra per ragioni di sicurezza. La sua voce, però, raggiunse la piazza attraverso gli altoparlanti: «Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Per me è un giorno molto difficile, ma la forza me l’hai data tu, se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti».
È morta Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo: si è tolta la vita a 35 anni
Aveva 35 anni, esattamente quanti ne aveva sua madre Lea Garofalo quando venne assassinata dalla ’ndrangheta. Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia diventata simbolo della ribellione alla criminalità organizzata, si è tolta la vita. La notizia, anticipata da Avvenire e successivamente confermata all’Ansa da più fonti, chiude tragicamente una vicenda personale segnata fin dall’infanzia dalla violenza, dalla perdita e dalla necessità di vivere lontano dai riflettori. Secondo quanto emerso, il gesto sarebbe avvenuto domenica: Denise non sarebbe morta immediatamente, ma dopo quattro giorni di agonia in ospedale. Per anni aveva vissuto sotto protezione, fino al 2018, cambiando nome e costruendosi una nuova esistenza in una località rimasta segreta.
Aveva trovato un lavoro ed era rimasta in contatto con il Servizio Centrale di Protezione della Polizia Criminale, oltre che con don Luigi Ciotti e con i volontari di Libera, che avevano continuato a sostenerla anche nei momenti più difficili. Una vita complessa, attraversata anche da problemi legati alla droga e da ricoveri, ma nella quale era arrivata anche la maternità: Denise lascia un figlio che ha quasi quattro anni.
Di lei erano note pochissime immagini: non partecipava a eventi pubblici e nel corso degli anni aveva concesso soltanto rare interviste. Anche parlando del padre, Carlo Cosco, condannato per l’omicidio della madre, non aveva mai espresso odio: «Mio padre uccise mia madre ma per lui provo solo pena, perché non ha capito cosa ha perso: una famiglia, una figlia, l’amore».
