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Naufragio in area SAR libica, 32 persone salvate e il sospetto di oltre 70 dispersi

Naufragio in area SAR libica, 32 persone salvate e il sospetto di oltre 70 dispersi

La guardia costiera ha recuperato 32 sopravvissuti e due corpi; le ong rinnovano l'appello per canali sicuri e un sistema di soccorso coordinato

Un’imbarcazione partita da Tripoli si è ribaltata in acque ricomprese nell’area SAR libica, lasciando decine di persone in balia del mare prima dell’arrivo dei soccorsi. La guardia costiera italiana ha recuperato 32 sopravvissuti e due salme, mentre il numero dei dispersi è al momento oggetto di stime divergenti: rapporti ufficiali parlano di circa 70-80 persone, altre fonti riferiscono di oltre 80.

I superstiti, di nazionalità pakistana, bengalese ed egiziana, sono stati trasferiti a Lampedusa e sistemati nell’hotspot dell’isola. Tra i primi racconti emerge l’affermazione ripetuta di alcuni soccorsi: “Siamo partiti in 110“. Le condizioni psicofisiche delle persone salvate sono critiche: dopo ore in mare aperto sono state sottoposte a controlli sanitari e ricevendo assistenza immediata, ma restano in stato di choc.

Il naufragio e le operazioni di soccorso

Secondo le ricostruzioni, il natante di lunghezza stimata tra i 12 e i 15 metri si è capovolto in mare aperto poco dopo la partenza da Tripoli. Un aereo in pattugliamento della guardia costiera ha individuato il relitto e attivato l’allarme: la motovedetta Cp327 è intervenuta prontamente, sostenuta dalle imbarcazioni a vela Ievoli Grey e Saavedra Tide. Nel corso delle operazioni sono stati recuperati i sopravvissuti e due cadaveri; le ricerche in mare sono proseguite per individuare gli altri occupanti del barcone.

Le condizioni dei soccorsi e il primo approdo

I superstiti sono sbarcati al molo Favarolo di Lampedusa, dove squadre mediche e di emergenza hanno effettuato visite e accertamenti. Il personale ha provveduto a rifocillarli e a fornire supporto sanitario, mentre le autorità locali hanno predisposto l’assistenza psicosociale necessaria. Al momento è ancora da chiarire se tra i dispersi vi siano minori; il team di soccorso ha segnalato la presenza di persone in stato di estrema stanchezza e ipotermia a seguito dell’esposizione prolungata al mare.

Il quadro più ampio: numeri e tragedie ricorrenti

Questa tragedia si inserisce in un contesto più ampio fatto di traversate rischiose e di soccorsi spesso frammentari. Save the Children ha ricordato che, dal 2014, sono quasi 34.500 le persone morte o scomparse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, e che solo quest’anno le vittime superano le 800. L’associazione evidenzia, inoltre, il drammatico dato relativo ai bambini, con oltre cento vittime all’anno negli ultimi tre anni, e richiama l’urgenza di soluzioni strutturate.

Altre operazioni recenti e bilanci dolorosi

Nei giorni precedenti le motovedette hanno effettuato un altro intervento nei pressi di Lampedusa, recuperando numerosi corpi: il bilancio di quell’operazione parla di 19 salme sbarcate al molo e di cinque persone salvate in condizioni critiche, tra cui un bambino. Questi episodi sottolineano come le rotte migratorie via mare continuino a essere teatro di perdite massicce e ricorrenti, legate alla precarietà dei mezzi e all’assenza di un dispositivo europeo di soccorso coordinato.

Richieste delle ong e scenari futuri

In seguito all’ennesima tragedia le organizzazioni umanitarie hanno rilanciato misure concrete: apertura di canali regolari e sicuri verso l’Europa, istituzione di un sistema comune e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e garanzie che le imbarcazioni impegnate nei salvataggi, siano esse Ong o navi mercantili, non vengano ostacolate. Le ong sottolineano che, finché queste risposte non saranno attivate, il rischio di nuove perdite rimarrà alto.

Sul piano operativo, le autorità italiane procederanno con le audizioni dei superstiti per ricostruire la dinamica della traversata e verificare la presenza di eventuali minori tra i passeggeri. Le indagini e i rilievi sulle salme formeranno parte dell’attività giudiziaria e amministrativa che seguirà. Nel frattempo, resta urgente la necessità di misure preventive e di percorsi legali che riducano la dipendenza da traversate così pericolose.