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Niscemi tra inchiesta e emergenza abitativa: cosa dicono i documenti e i protagonisti

Niscemi tra inchiesta e emergenza abitativa: cosa dicono i documenti e i protagonisti

Un’indagine a più fasi cerca responsabilità per la frana di Niscemi; intanto la comunità affronta emergenza abitativa, proteste e incertezze sul piano di ricostruzione

La vicenda della frana di Niscemi si articola su più fronti: quello giudiziario, che ha visto l’interrogatorio dell’ex presidente della Regione Rosario Crocetta davanti ai pm di Gela, e quello socio-economico, con centinaia di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. Crocetta si è avvalso della facoltà di non rispondere, consegnando però documenti che i magistrati intendono esaminare.

Allo stesso tempo, la cittadina siciliana affronta un mercato immobiliare scosso e proteste degli sfollati che reclamano risarcimenti equi e libertà di scelta sul proprio futuro.

Le accuse preliminari riguardano in particolare la mancata realizzazione degli interventi di prevenzione che, secondo gli inquirenti, avrebbero potuto ridurre o evitare il crollo verificatosi il 25 gennaio 2026.

L’indagine è suddivisa in fasi e coinvolge una lunga serie di amministratori e tecnici, dai presidenti regionali succedutisi agli ex responsabili della Protezione civile, fino ai dirigenti che avrebbero dovuto garantire il mantenimento dei sistemi di monitoraggio.

La procedura giudiziaria: chi è coinvolto e le tappe dell’inchiesta

Nel fascicolo aperto dalla procura di Gela, coordinata dal procuratore Salvatore Vella, figurano nomi noti: oltre a Rosario Crocetta, risultano indagati gli ex presidenti Raffaele Lombardo e Nello Musumeci, l’attuale presidente Renato Schifani, e vari dirigenti della Protezione civile regionale come Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e Salvo Cocina.

Tra gli altri compaiono direttori regionali e responsabili tecnici, nonché il referente dell’Ati incaricata delle opere di mitigazione. Le contestazioni iniziali vertono sulla mancata esecuzione degli interventi programmati dopo il primo evento franoso nel 1997 e sulla carenza di mantenimento dei sistemi di monitoraggio.

Prime fasi dell’accertamento

La prima fase dell’inchiesta si concentra sul mancato avvio dei lavori di prevenzione previsti già a fine anni ’90: nel 1999 fu stipulato un contratto d’appalto da 12 milioni di euro che però non portò a interventi concreti, e l’accordo con l’Ati si risolse nel 2010. Le verifiche successive analizzeranno invece la gestione delle acque meteoriche e fognarie, individuate fin da subito come possibili cause scatenanti del movimento franoso.

Fasi successive e obiettivi

La seconda fase approfondirà le omissioni relative alla raccolta e alla regimentazione delle acque bianche e nere, mentre la terza riguarderà la gestione delle aree dichiarate zona rossa: gli accertamenti verteranno sui mancati sgomberi, sulle demolizioni non effettuate, sul blocco di nuove costruzioni e sulle autorizzazioni eventualmente concesse per opere non compatibili con il livello di rischio segnalato nella relazione della commissione tecnica.

La crisi sociale: sfollati, numeri e tensioni sul territorio

Dal punto di vista umanitario, Niscemi è in emergenza. Il comitato evento franoso ha segnalato circa 500 sfollati, molti dei quali vivono in soluzioni provvisorie in attesa dei contributi e delle delocalizzazioni previste. I costi stimati per il risanamento e la ricollocazione sono ingenti: si parla di 75 milioni per la messa in sicurezza della fascia interessata, 53 milioni per le delocalizzazioni e circa 22 milioni dedicati alle demolizioni nella zona di tutela di 50 metri.

Queste cifre sollevano dubbi tra i cittadini e i tecnici locali sulla sostenibilità delle opere e sui tempi reali di attuazione. Molti residenti temono un ripetersi di quanto avvenuto dopo il 1997, quando il monitoraggio e gli investimenti durarono pochi anni: la memoria storica alimenta sfiducia e richieste di garanzie più solide e tracciabili.

Mercato immobiliare, proteste e richieste degli sfollati

La frana ha impattato anche sul mercato degli affitti: la domanda di alloggi temporanei ha fatto salire i canoni in un paese tradizionalmente segnato dallo spopolamento. Alcuni testimoni raccontano di affitti richiesti a 500-600 euro, contro una media precedente che si attestava attorno ai 200-300 euro. Il sindaco Massimiliano Conti ha annunciato la disponibilità di 25 alloggi di social housing con affitti calmierati, ma le procedure di assegnazione e i lavori di adeguamento hanno rallentato la distribuzione.

Le istanze del comitato

Il comitato degli sfollati, guidato da Francesco Rizzo, ha manifestato davanti al municipio chiedendo «risarcimenti equi» e chiedendo che il contributo non sia vincolato alla ricostruzione a Niscemi: secondo il comitato, ogni famiglia dovrebbe poter decidere liberamente il proprio destino. Parallelamente, alcuni gruppi, tra cui i No Muos, hanno depositato un esposto in procura per sollecitare approfondimenti sulle cause e segnalare presunte omissioni negli interventi di messa in sicurezza.

La situazione rimane quindi fluida: da un lato l’avanzamento degli accertamenti giudiziari e la consegna di documenti da parte degli indagati, dall’altro la pressione sociale di chi chiede certezze e tutele. Il confronto tra istituzioni locali, governo e cittadinanza sarà determinante per definire tempi e modalità di ricostruzione, nonché per la gestione economica e umana di questa emergenza.