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Nuove prove forensi: raw data smentiscono il DNA sui pedali di Garlasco

Nuove prove forensi: raw data smentiscono il DNA sui pedali di Garlasco

Una prova nascosta per anni mette in discussione la condanna di 16 anni di Alberto Stasi

Nel settembre 2007 il caso di Garlasco scosse l’opinione pubblica: l’ex fidanzato di Chiara Poggi, Alberto Stasi, venne arrestato e poi condannato a 16 anni per omicidio. La decisione si basò in gran parte su un presunto DNA ritrovato sui pedali della bicicletta di Umberto Dei, un elemento che, a distanza di quasi due decenni, è tornato al centro della scena giudiziaria grazie a una scoperta inaspettata.

Nel 2025 la Procura di Pavia ha ottenuto dal RIS di Parma i raw data dei test genetici effettuati sui suddetti pedali. Questi dati, non manipolabili nemmeno dal personale di laboratorio, hanno rivelato l’esistenza di due contro-analisi negative mai inserite nel fascicolo. La loro comparsa ha scatenato una nuova inchiesta volta a capire perché tali risultati rimassero nascosti per 19 anni.

Le indagini sul DNA dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi

Il 10 settembre 2007 i carabinieri del RIS di Parma prelevano, su ordine del colonnello Luciano Garofano, un campione dai pedali dell’usata bicicletta sequestrata a Stasi. Dopo un primo esame luminol e il cosiddetto combur test entrambi negativi per il sangue, vennero effettuati due campionamenti denominati “bu_p1” e “bu_p2”, successivamente uniti nell’unico campione “bu_p”.

Il primo campione e il risultato “inibito”

La prima quantificazione del DNA sul campione “bu_p” fu inibita ovvero non emise alcun profilo genetico. Tre giorni più tardi, il 19 settembre, il RIS procedette alla purificazione del medesimo campione e ripetette il test. Questa volta il risultato fu sorprendente: 2,78 nanogrammi di DNA, una quantità decisamente alta e priva di impurità, perfettamente coincidente con il profilo della vittima Chiara Poggi.

Il dato fu inserito nella relazione preliminare del RIS e, alle 14:10 del 24 settembre, fu comunicato alla magistrata Rosa Muscio, scatenando il fermo di Stasi. Tuttavia, il giorno successivo, la GIP di Vigevano, presieduta da Giulia Pravon, lo revocò, rilasciando Stasi senza misure cautelari.

Scoperta dei raw data e le controanalisi nascoste

Il 6 novembre 2025 la Procura di Pavia ricevette i registri delle macchine di analisi del RIS di Parma. Questi file, certificati come inalterabili, mostrano che subito dopo il risultato positivo del 20 settembre 2007 vennero effettuati due ulteriori test sullo stesso campione, entrambi negativi. Tali risultati non furono mai trasferiti alla Procura, né comparvero negli atti del processo, violando l’obbligo di trasparenza previsto dalla legge.

Gli inquirenti hanno quindi interrogato diversi membri del RIS, compreso il comandante Garofano. Le testimonianze indicano che i risultati negativi furono deliberatamente tenuti in un cassetto, evitando così che la difesa di Stasi potesse usarli per dimostrare l’innocenza del suo cliente.

Conseguenze legali e possibilità di revisione del processo

I magistrati di Pavia, guidati da Fabio Napoleone, hanno avviato una verifica approfondita delle anomalie riscontrate. I consulenti genetici di difesa, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, hanno chiesto la consulenza di Ugo Ricci e Pasquale Linarello, i quali hanno confermato la discrepanza tra il risultato di 2,78 ng e le successive analisi negative.

Il quadro emergente suggerisce che qualcuno, probabilmente all’interno del RIS, abbia voluto “cancellare” il profilo genetico decisivo, impedendo così una prova che avrebbe potuto scagionare Stasi. La procura di Pavia sta valutando la configurazione di reati di omissione di prova e di false comunicazioni, anche se la prescrizione potrebbe limitare le sanzioni.

Nel frattempo, la difesa di Alberto Stasi sta preparando una istanza di revisione del processo da presentare alla Corte d’Appello di Brescia. La procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, è stata chiamata a pronunciarsi sugli ultimi accertamenti, che potrebbero costituire una nuova prova in grado di ribaltare la condanna definitiva.

Il caso illustra come la conservazione dei raw data possa rivelare verità nascoste anche a distanza di anni, sottolineando l’importanza della completa trasparenza nella catena di custodia delle evidenze forensi. Resta da vedere se le autorità giudiziarie decideranno di riaprire il fascicolo e, se necessario, di annullare la pena inflitta a Stasi, che ormai ha scontato quasi tutta la sua condanna.

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