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Atomica comune e ombrello nucleare Ue: i retroscena di un progetto senza precedenti

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Per un’Europa protetta: ombrello nucleare, deterrenza atomica e sicurezza comune. Scenari in evoluzione.

L’Europa sta valutando la creazione di un ombrello nucleare capace di garantire sicurezza collettiva, trasformando la deterrenza atomica in uno strumento condiviso tra gli Stati membri. L’obiettivo è costruire una difesa comune, che riduca la dipendenza dagli Stati Uniti e renda la sicurezza continentale un impegno realmente europeo.

La spinta verso una deterrenza europea condivisa: confronto tra Parigi e Berlino

L’Europa sta attraversando una fase di trasformazione geopolitica senza precedenti, guidata dalla necessità di garantire un’autonomia strategica meno dipendente dalle fluttuazioni politiche oltreoceano. Il dibattito sulla creazione di un ombrello nucleare europeo, promosso dalla Francia, ha superato i confini delle stanze diplomatiche segrete e si è imposto come questione di pubblico interesse e urgenza politica.

Al centro della proposta di Emmanuel Macron vi è l’idea di estendere la dimensione della deterrenza francese ai partner continentali, segnando un superamento della visione della force de frappe. Come ha affermato lo stesso Macron, si tratta di “garantire la sicurezza europea senza dipendere esclusivamente da fattori esterni”.

Anche la Germania sta valutando attentamente questa proposta. Il cancelliere Friedrich Merz ha confermato l’esistenza di colloqui riservati in corso da oltre un anno. Pur legata storicamente alla protezione americana attraverso il nuclear sharing della NATO, Berlino considera la proposta francese non come un’alternativa a Washington, ma come un ulteriore strumento di deterrenza credibile in caso di disimpegno statunitense.

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Accanto a Parigi e Berlino, altre nazioni come Polonia, Svezia, Danimarca e i Paesi baltici osservano con grande interesse la possibilità di una deterrenza atomica condivisa, in particolare alla luce della pressione russa. La proposta di Macron prevede, ad esempio, il possibile dispiegamento di jet Rafale armati con testate nucleari direttamente su basi alleate, un segnale politico e militare di enorme valore simbolico.

Nonostante l’apertura al dialogo, Parigi ha fissato limiti chiari: il controllo operativo del proprio arsenale resterà esclusivamente nelle mani del Presidente della Repubblica, e i costi annuali della deterrenza, superiori ai 6 miliardi di euro, continueranno a gravare sulle casse francesi. I partner europei contribuiranno alla pianificazione strategica e alle responsabilità politiche, ma la struttura di comando resterà francese.

Si profila così un possibile direttorio della sicurezza composto da Francia, Germania, Regno Unito e Polonia, ma l’Italia rischia di restare ai margini di questo nuovo baricentro strategico. La Polonia emerge come nuova potenza militare del fianco est, mentre il Regno Unito, pur fuori dall’UE, resta un pilastro atomico imprescindibile con cui la Francia deve coordinarsi.

Il futuro del progetto, però, dipende anche dalla politica interna francese: con il mandato di Macron in scadenza e le elezioni del 2027 all’orizzonte, l’opposizione — da Marine Le Pen a Jean-Luc Mélenchon — ha già dichiarato che la force de frappe deve restare “un santuario esclusivamente nazionale”. I prossimi mesi saranno cruciali per capire la fattibilità del progetto.