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Sequestro e omicidio di Cristina Mazzotti: una condanna storica a 50 anni dai fatti

omicidio Cristina Mazzotti

Omicidio di Cristina Mazzotti, una sentenza storica della Corte d’Assise di Como su uno dei casi più celebri degli anni Settanta.

Dopo decenni di silenzio giudiziario, una delle pagine più dolorose della storia dei sequestri di ’ndrangheta in Lombardia trova finalmente una risposta nelle aule di tribunale: l’omicidio di Cristina Mazzotti diventa simbolo di una giustizia che, seppur tardiva, riafferma la verità e le responsabilità di un delitto che ha segnato un’epoca.

Sequestro e omicidio di Cristina Mazzotti: la prigionia, il riscatto e il riconoscimento delle responsabilità

Cristina Mazzotti fu tenuta segregata per 28 giorni in condizioni disumane, rinchiusa in una buca scavata sotto il pavimento di una cascina nel Varesotto. Nonostante il pagamento del riscatto – oltre un miliardo di lire versato dal padre Helios – la ragazza morì nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto 1975; il suo corpo venne poi abbandonato in una discarica nel Novarese e ritrovato solo il 1° settembre.

Per il sequestro e l’uccisione di Cristina Mazzotti – primo caso dell’Anonima sequestri nel Nord Italia – nel 1977 furono condannate 13 persone, otto delle quali all’ergastolo. Restarono però esclusi gli esecutori materiali, poiché le impronte rilevate sull’auto della giovane non erano allora tecnicamente utilizzabili. Solo nel 2007 una di quelle tracce venne attribuita a Demetrio Latella grazie alla banca dati della Polizia: l’uomo confessò il rapimento, indicando anche Giuseppe Calabrò e Antonio Talia, che negarono ogni coinvolgimento. Dopo un’archiviazione nel 2012, la svolta arrivò con la Cassazione, che dichiarò imprescrittibile l’omicidio volontario, consentendo l’apertura di una nuova indagine.

La pm Cecilia Vassena, che ha riaperto l’inchiesta a distanza di decenni, ha ricostruito in aula una prigionia che ancora oggi scuote: “Mi vengono i brividi a pensare alla sua prigionia, Cristina è stata sottoposta a condizioni disumane“. La Corte ha inoltre disposto una provvisionale di 600mila euro per ciascuno dei fratelli della vittima, Vittorio e Marina, costituiti parte civile.

Sequestro e omicidio di Cristina Mazzotti, giustizia dopo 50 anni: la drastica sentenza

A oltre cinquant’anni dal rapimento e dall’uccisione di Cristina Mazzotti, la Corte d’Assise di Como ha messo un punto fermo su uno dei sequestri più drammatici degli anni Settanta. La giovane, appena diciottenne, fu rapita il 30 giugno 1975 a Eupilio, mentre rientrava nella casa di villeggiatura di famiglia dopo aver festeggiato il diploma con gli amici.

I giudici hanno inflitto la pena dell’ergastolo a Giuseppe Calabrò, 74 anni, e Demetrio Latella, 71 anni, riconosciuti responsabili del concorso nell’omicidio volontario aggravato. Il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione è stato invece dichiarato estinto per prescrizione, mentre Antonio Talia, 73 anni, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Un quarto imputato, il boss di ’ndrangheta Giuseppe Morabito, è deceduto nel corso del procedimento.

L’avvocato ha definito il verdetto “una pagina di grande dignità della giurisdizione” che “segna il crollo dell’impunità“, mentre i familiari hanno espresso soddisfazione per una decisione che riconosce finalmente le responsabilità dei mandanti della ’ndrangheta, a distanza di mezzo secolo dai fatti.