Il 16 marzo 1993 una sparatoria in via delle Egadi, nel quartiere Montesacro a Roma, segnò la comunità degli esuli iraniani. La vittima fu Mohammad Hossein Naghdi, 42 anni, figura di rilievo tra gli oppositori all’estero. L’agguato avvenne nella tarda mattinata mentre Naghdi si apprestava a entrare nell’ufficio dell’associazione che rappresentava. Fin dalle prime indagini le autorità italiane considerarono la pista di natura politica. Opposizione all’estero indica i gruppi organizzati contrari al regime iraniano presenti in Europa. Il testo ricostruisce i fatti noti e le fasi investigative, evitando ipotesi non documentate.
Come avvenne l’agguato e cosa emerse sulla scena del crimine
Il racconto degli eventi prosegue con la sequenza dell’agguato e gli elementi raccolti sul luogo del delitto. Secondo le ricostruzioni, due persone a bordo di una motocicletta aprirono il fuoco con una mitraglietta Skorpion 7.65 dotata di silenziatore. Naghdi fu colpito al volto e all’addome. Un terzo proiettile rimase incastrato nell’arma, recuperata poco dopo dalla polizia in un cassonetto di via Monte Rocchetta.
Gli investigatori rilevarono che la matricola era stata abrasa, segno di un tentativo di cancellare la provenienza dell’arma. Il modus operandi e la scelta del luogo indicarono una conoscenza delle abitudini della vittima. In particolare, la presenza di sorveglianza a casa e in ufficio, ma l’assenza di protezione nel breve tragitto intermedio, suggerì una pianificazione accurata dell’azione.
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