Caso Oliveri, quattro carabinieri sospesi dal servizio dopo l’inchiesta sui fatti avvenuti all’Eur. Il giovane, inizialmente accusato di resistenza dopo una fuga da un posto di blocco, è stato assolto mentre le indagini si sono concentrate sui militari, accusati di falso.
Dall’inseguimento all’inchiesta: la versione dei carabinieri e il video che cambia il caso
La vicenda nasce la sera del 23 ottobre 2024, nella zona dell’Eur a Roma, quando Thomas Oliveri, trentenne romano, non si ferma all’alt imposto da una pattuglia del Radiomobile durante un controllo e decide di fuggire. Ne nasce un inseguimento per le strade del quartiere, terminato poco dopo sotto casa del giovane, dove le auto dei carabinieri riescono a bloccarlo.
Quello che inizialmente sembra un normale arresto dopo un tentativo di fuga prende però una direzione diversa con l’avvio dell’indagine della Procura di Roma. Secondo i verbali redatti dai militari, Oliveri avrebbe cercato di sottrarsi al fermo speronando una vettura di servizio, avrebbe continuato a opporre resistenza anche dopo essere stato raggiunto e avrebbe tentato nuovamente di ripartire con l’auto.
Una ricostruzione che porta il giovane a processo con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. A modificare il quadro sono però le immagini raccolte dagli investigatori. Tra gli elementi acquisiti dalla Procura c’è anche un video girato da un residente affacciato al balcone del palazzo vicino al luogo dell’arresto. Secondo l’accusa, il filmato mostrerebbe Oliveri già immobilizzato mentre viene colpito dai carabinieri, mettendo in discussione la dinamica descritta nei rapporti di servizio.
Dalle verifiche della Procura sarebbero emerse presunte incongruenze tra quanto riportato nei verbali e quanto documentato dalle immagini. In particolare, gli inquirenti contestano che lo speronamento, la resistenza attribuita al giovane e le modalità con cui sarebbero state provocate le lesioni siano state ricostruite in maniera non corrispondente ai fatti, con l’obiettivo di giustificare l’intervento dei militari.
Pestato dopo un inseguimento, il video del fermo ribalta tutto: sospesi quattro carabinieri
L’inchiesta porta così al coinvolgimento degli stessi carabinieri intervenuti quella sera. Come riportato da Repubblica, la Corte di Cassazione pare abbia confermato la sospensione cautelare dal servizio per otto mesi nei confronti di quattro militari, ritenendo presenti gravi indizi in relazione alle accuse di falso ideologico. La misura era stata inizialmente respinta dal gip, ma successivamente accolta dal Tribunale del Riesame e poi confermata dalla Suprema Corte. Resterebbe invece esclusa, almeno sul piano cautelare, l’accusa di depistaggio legata alla presunta cancellazione di un secondo video registrato dalla compagna di Oliveri. Secondo i giudici non sarebbe emerso un quadro indiziario sufficiente per sostenere questa contestazione.
Nel frattempo anche il procedimento a carico del giovane avrebbe preso una piega diversa. Oliveri, pur avendo effettivamente ignorato il posto di blocco e dato il via all’inseguimento, è stato assolto dall’accusa di resistenza a pubblico ufficiale perché “il fatto non sussiste”.
I carabinieri, attraverso il loro legale Federico Cona, respingono però le accuse. “Non c’è stato alcun pestaggio – ha dichiarato il difensore – hanno usato la forza e non la violenza. Anche su questo il processo farà piena luce”. L’avvocato sostiene inoltre che le contestazioni relative ai falsi verranno affrontate in dibattimento e richiama una fotografia scattata a Oliveri due giorni dopo i fatti, secondo cui il giovane non presenterebbe segni compatibili con la ricostruzione accusatoria. Per la difesa, quindi, l’intervento dei militari sarebbe stato un’azione necessaria per bloccare una persona in fuga, mentre sarà il processo a stabilire definitivamente la correttezza delle diverse versioni emerse sulla vicenda.
