Il Tuesday’s US midterm elections del 3 novembre hanno segnato un punto di svolta per il movimento di sinistra statunitense: per la prima volta nella storia del Democratic Socialists of America (DSA) un numero record di candidati affiliati o sostenuti dal gruppo ha ottenuto seggi al Congresso. L’annuncio è stato trasmesso in diretta su Twitch da Hasan Piker, attirando più di 200.000 spettatori, dove il membro della DSA National Electoral Commission, Chanpreet Singh, ha dichiarato che si trattava di “numeri che non avevamo visto in oltre cento anni di attività socialista”.
Successi elettorali in New York
Nel New York State tre candidati legati al DSA hanno raggiunto la Camera dei Rappresentanti: Claire Valdez, Darializa Avila Chevalier e Brad Lander. A completare il risultato, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez è stata rieletto, confermando il sostegno elettorale alla piattaforma progressista del partito. Chevalier, che ha collaborato alla campagna per il sindaco Zohran Mamdani nel 2025, è nota per la sua attività a favore dei manifestanti pro-Palestina e per la sua ferma opposizione alla guerra di Israele a Gaza.
Il balzo in Michigan, Colorado, Pennsylvania e California
In Michigan, la senatrice Rashida Tlaib ha conservato il suo seggio, mentre Donavan McKinney ha conquistato un nuovo posto in Camera. Inoltre, William Lawrence ha sconfitto il candidato repubblicano in una gara particolarmente combattuta. A Colorado, la giovane immigrata etiope Melat Kiros, 29 anni, è stata eletta con un ampio margine, esprimendo apertamente la sua opposizione al conflitto in Gaza e la volontà di abolire l’ICE.
A Philadelphia, Pennsylvania, gli elettori hanno scelto Chris Rabb, ex legislatore statale, per il nuovo mandato alla Camera. Sulla costa occidentale, a Los Angeles, California, Angela Gonzales-Torres ha battuto l’incumbent democratico, aggiungendo un altro nome progressive al gruppo di rappresentanti DSA-friendly.
Alleati fuori dal partito e prospettive future
Nel New Jersey, il dottore militare Adam Hamawy, veterano come chirurgo in Gaza, ha vinto un seggio, pur non essendo formalmente membro del DSA; la sua campagna è stata però strettamente allineata con i valori dell’organizzazione e ha collaborato con candidati sostenuti dal movimento. Il DSA, oggi con più di 120.000 iscritti distribuiti in tutti i 50 stati, ha dimostrato come la sua rete possa influenzare sia le elezioni federali sia quelle locali. I membri decidono collettivamente su quali candidati supportare, privilegiando tematiche chiave come la fine della guerra a Gaza, la sanità universale e una riforma dell’immigrazione.
Il risultato di questi risultati elettorali apre la strada a un dibattito più ampio sulla direzione della politica progressista negli Stati Uniti. Con una presenza più forte al Congresso, i rappresentanti affini al DSA potranno proporre leggi volte a estendere l’assistenza sanitaria, a limitare l’intervento militare estero e a riformare il sistema di immigrazione. Il loro successo segna inoltre una sfida per i partiti tradizionali, che ora dovranno confrontarsi con una base elettorale sempre più organizzata attorno a piattaforme socialiste contemporanee.
