Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha convocato, il 3 novembre, il chargé d’affaires norvegese a Mosca per esprimere una formale protesta. La ragione della richiesta è la continuità nel sequestro di proprietà statali russe e della nave da ricerca Professor Molchanov, fermata nel porto di Barentsburg, nell’arcipelago delle Svalbard. L’intervento diplomatico è accompagnato da un avvertimento circa possibili conseguenze ambientali derivanti dal lungo ormeggio invernale della imbarcazione.
Il blocco della nave risale al 2 settembre, quando un tribunale norvegese ha disposto l’arresto dell’imbarcazione per far rispettare una sentenza arbitrale da 4,2 miliardi di dollari a favore della società energetica ucraina Naftogaz. La decisione deriva da un arbitrato del 2023 che ha condannato la Russia a risarcire la perdita di asset accaduta durante l’annessione della Crimea, avvenuta nel 2014.
Il blocco della nave Professor Molchanov a Barentsburg
Il Professor Molchanov rappresenta l’unico collegamento marittimo per il personale e le forniture essenziali della colonia mineraria russa di Barentsburg, soprattutto dopo che le sanzioni occidentali hanno interrotto i voli diretti tra la Russia e le Svalbard. La permanenza dell’unità in porto, ora prolungata oltre l’inverno artico, è considerata da Mosca un rischio di guasto operativo e di eventuali danni ambientali dovuti all’esposizione prolungata a condizioni climatiche estreme.
Motivi legali dietro l’arresto: la decisione di Naftogaz
Il sequestro è stato eseguito per garantire il rispetto dell’ordinanza arbitrale che impone a Mosca il pagamento di 4,2 miliardi di dollari a Naftogaz. La sentenza, emessa da un tribunale dell’Aia, si basa sul principio che gli asset russi impiegati in Crimea siano stati illegittimamente espropriati. L’autorità norvegese ha dunque attuato il provvedimento per tutelare gli interessi dell’attore ucraino, senza considerare le implicazioni strategiche per la Russia nella regione artica.
Confisca di cinque immobili russi in territorio norvegese
Il 22 settembre, un giudice di Oslo ha disposto il sequestro di cinque immobili di proprietà dello Stato russo. Le proprietà, localizzate nella capitale norvegese, sono state bloccate in risposta a richieste legali presentate da Naftogaz, che ha citato la stessa sentenza arbitrale del 2023. La Russia ha definito la misura una violazione del diritto internazionale, in particolare del Trattato di Svalbard, che garantisce la libertà di accesso e di utilizzo del territorio a tutti i firmatari.
Le proteste diplomatiche di Mosca e le richieste a Oslo
Nel comunicato del Ministero russo è stato ribadito che le autorità russe, insieme ai competenti organi, intraprenderanno tutti i passi necessari per far revocare i provvedimenti norvegesi. La Russia ha richiesto che Oslo si attenga al Trattato di Svalbard e alle convenzioni internazionali come la Convenzione di Vienna del 1961 e la Convenzione sulle immunità giurisdizionali degli Stati del 2004. Inoltre, è stato chiesto il pagamento di 300 000 dollari a titolo di spese legali a favore di Naftogaz, in seguito alla perdita di una causa presentata da Arktikugol, l’ente statale che gestisce le attività russe sull’arcipelago.
Il consolato russo a Svalbard ha promesso assistenza consolare all’equipaggio rimasto a bordo della nave Professor Molchanov, mentre il dossier diplomatico si apre a possibili tensioni tra Mosca e Oslo. La vicenda rimane in evoluzione, con l’attesa di ulteriori decisioni giudiziarie che potrebbero protrarsi per mesi.
