Dopo la pesante sconfitta dei Repubblicani alle midterms, Donald Trump rompe il silenzio nella sua prima apparizione pubblica, ma sorprende tutti concentrando l’attenzione sui lavori della nuova sala da ballo della Casa Bianca. Solo dopo le domande dei giornalisti affronta il risultato elettorale e il possibile peso della guerra con l’Iran sulla disfatta del suo partito.
La vittoria dei Democratici e le conseguenze per l’amministrazione Trump
La portata della sconfitta emerge soprattutto dagli equilibri che si sono delineati a Washington dopo il voto del 3 novembre. I Democratici hanno conquistato sia la Camera dei Rappresentanti sia il Senato, sottraendo ai Repubblicani il controllo di entrambi i rami del Congresso.
Un risultato che rappresenta un ostacolo importante per la seconda presidenza Trump, soprattutto in vista degli ultimi due anni di mandato. La nuova maggioranza democratica potrà infatti esercitare un controllo più incisivo sull’operato dell’amministrazione, promuovere audizioni, avviare indagini sui vertici governativi e rallentare o bloccare le nomine proposte dalla Casa Bianca, in particolare quelle sottoposte all’approvazione del Senato.
Il presidente conserverà comunque il potere di veto e le prerogative dell’esecutivo, ma dovrà confrontarsi con un Congresso non più allineato alla sua maggioranza. Per Trump si apre dunque una fase politica più complessa, nella quale ogni iniziativa legislativa potrebbe richiedere una difficile trattativa con l’opposizione
Trump e disfatta midterms, repubblicani increduli: l’annuncio nella prima apparizione pubblica
All’indomani della pesante battuta d’arresto elettorale dei Repubblicani, Donald Trump è tornato a parlare pubblicamente, ma senza affrontare subito il risultato delle elezioni di metà mandato. Mercoledì 4 novembre, il presidente degli Stati Uniti ha accolto i giornalisti all’interno del cantiere della nuova sala da ballo della Casa Bianca, scegliendo di concentrare inizialmente l’attenzione sui lavori in corso. Trump ha descritto la futura struttura con toni entusiastici, sostenendo che «non sarà soltanto uno dei più grandi, ma credo che sarà il salone delle feste più bello del mondo». Nel corso dell’incontro ha parlato anche della realizzazione di 83 monumenti e statue a Washington, tornando così su alcuni dei progetti che intende portare avanti. Le immagini diffuse dall’agenzia Afp hanno immortalato anche gli operai presenti nel cantiere mentre ascoltavano l’intervento del presidente.
Solo successivamente, incalzato dalle domande dei cronisti, Trump ha affrontato il tema della sconfitta. In particolare, ha riconosciuto che la guerra con l’Iran potrebbe aver inciso in maniera significativa sul risultato elettorale, definendo «in gran parte vero» il collegamento tra il conflitto e le difficoltà incontrate dal Partito Repubblicano. Un’osservazione arrivata dopo le dichiarazioni del vicepresidente JD Vance, che aveva indicato proprio la guerra tra i fattori alla base della battuta d’arresto. In un’intervista a Fox, inoltre, il presidente ha dichiarato: «Non dovrei sentirmi in colpa per questo risultato», lasciando intendere di non voler attribuire a se stesso l’intera responsabilità della sconfitta. Trump ha anche anticipato che non intende apportare cambiamenti alla propria amministrazione.
