Le elezioni legislative in Israele si chiudono con un quadro ancora incerto: i risultati parziali delineano un sostanziale stallo tra il blocco di Benjamin Netanyahu e le forze di opposizione. Donald Trump rivendica il ruolo del proprio sostegno nella rimonta del premier, che punta a formare un governo di destra ed esclude un esecutivo sostenuto dai partiti arabi.
Elezioni Israele, Netanyahu in vantaggio con il 20,81%
Con il conteggio delle schede ancora in corso, le elezioni legislative israeliane del 27 ottobre restituiscono un quadro politico incerto. Secondo i dati parziali diffusi dalla Commissione elettorale centrale, quando era stato scrutinato il 57,3% dei voti, il blocco che sostiene il primo ministro Benjamin Netanyahu risultava accreditato di 55 seggi, contro i 49 delle forze contrarie al premier.
Si tratta di risultati provvisori, destinati a essere aggiornati con il proseguimento delle operazioni di scrutinio. Tra le liste che, in quella fase, non raggiungono la soglia di sbarramento del 3,25% figurano Riservisti, con il 2,6%, Popolo d’Israele, all’1,7%, e Charedi Public, allo 0,2%. Restano inoltre da conteggiare i voti depositati nelle cosiddette «doppie buste», comprese le schede dei militari, che potrebbero contribuire a modificare la distribuzione dei seggi.
Lo riferisce il Times of Israel.
Il nodo centrale rimane la possibilità di costruire una maggioranza parlamentare: nella Knesset, composta da 120 membri, sono necessari almeno 61 seggi per sostenere un governo. Anche le rilevazioni diffuse alla chiusura delle urne avevano evidenziato una competizione senza un vincitore netto, con le formazioni arabe accreditate complessivamente di circa 18 seggi, un risultato potenzialmente rilevante per gli equilibri politici. La loro rappresentanza potrebbe quindi diventare determinante nelle successive trattative, sebbene Netanyahu abbia escluso la possibilità di affidarsi a un esecutivo sostenuto dai partiti arabi israeliani.
Trump attribuisce la rimonta di Netanyahu al proprio appoggio: il premier chiede un governo di destra
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto sulla sfida elettorale israeliana attraverso un messaggio pubblicato su Truth, sostenendo che il proprio endorsement abbia contribuito a cambiare il corso della competizione. «Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata», ha scritto, descrivendo il risultato come una rimonta inattesa che avrebbe portato a una situazione di stallo, se non addirittura a una vittoria del premier. Nel suo intervento, il leader americano ha inoltre affermato che il sostegno sarebbe stato motivato dalla volontà di fare il bene «del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America». Si tratta della lettura politica proposta da Trump, mentre i risultati ancora incompleti non consentono di stabilire quale schieramento riuscirà a formare il prossimo esecutivo.
Dal quartier generale del Likud a Gerusalemme, Netanyahu ha rilanciato l’obiettivo di formare un governo «di destra» e «forte», invitando le forze della maggioranza ebraica e sionista a ricompattarsi. Il primo ministro ha criticato la disponibilità di alcuni partiti a collaborare con le liste arabe, definendola «una vergogna», e ha ribadito la propria contrarietà a un esecutivo che dipenda dal loro sostegno. Nel suo discorso ai sostenitori, ha inoltre indicato nella collaborazione con Trump un’occasione per affrontare la questione iraniana: «Israele si trova di fronte a un’opportunità storica e irripetibile, insieme al nostro amico presidente Trump per eliminare la minaccia iraniana una volta per tutte». Netanyahu ha quindi rivendicato i risultati ottenuti sul fronte della sicurezza e dichiarato fiducia nella capacità del Paese di affrontare le sfide future. La strada verso la formazione del governo resta tuttavia legata agli equilibri parlamentari e agli accordi che i partiti riusciranno a raggiungere nelle prossime settimane.
