Le elezioni in Israele registrano un’affluenza record, con il 74,3% degli elettori alle urne alle 20, mentre gli exit poll delineano una sfida serrata tra Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot. Nessuno dei due schieramenti sembra avere i numeri per governare da solo e il sostegno dei partiti arabi potrebbe rivelarsi decisivo per raggiungere la maggioranza alla Knesset.
Affluenza record in Israele: superato il dato complessivo del 2022
Le elezioni parlamentari in Israele fanno registrare una partecipazione particolarmente elevata. Alle ore 20 locali, le 19 in Italia, l’affluenza ha raggiunto il 74,3%, il livello più alto mai registrato a quest’ora dall’inizio delle rilevazioni per fascia oraria. A comunicarlo è la Commissione elettorale centrale israeliana, secondo cui alle urne si sono recate finora 5.444.277 persone.
Il dato supera già il 70,6% raggiunto complessivamente alle elezioni del 2022, confermando una partecipazione superiore di circa otto punti percentuali rispetto alla precedente tornata.
Sono circa 7,3 milioni gli israeliani chiamati a eleggere i 120 membri della Knesset, il Parlamento nazionale, in una consultazione che rappresenta anche un importante banco di prova per il premier Benjamin Netanyahu.
Si tratta delle prime elezioni parlamentari dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023. In corsa ci sono 37 partiti, ma soltanto 13 risultano competitivi nei sondaggi e sono accreditati di superare la soglia di sbarramento del 3,25%. Il sistema elettorale israeliano è proporzionale, con un collegio unico nazionale e liste bloccate. Le operazioni di voto coinvolgono anche gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, dove i palestinesi residenti senza cittadinanza israeliana non hanno diritto di voto. Nonostante la richiesta del Likud di prolungare l’orario delle operazioni elettorali, la Commissione ha confermato che i seggi chiuderanno regolarmente alle 22 locali, le 21 in Italia.
Netanyahu mobilita gli elettori di destra: « Possiamo vincere, a patto di portare la gente a votare»
Con l’avvicinarsi della chiusura dei seggi, Benjamin Netanyahu e il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, alla guida del Partito Sionista Religioso, hanno organizzato un incontro d’emergenza con decine di amministratori locali. L’obiettivo era aumentare la partecipazione degli elettori di destra e scongiurare il rischio di una sconfitta alle elezioni per la Knesset. A riferirlo è la web radio israeliana Arutz Sheva, vicina al sionismo religioso e al movimento dei coloni.
Netanyahu ha esortato i suoi sostenitori ad attivarsi nelle ultime ore di voto, dichiarando: «Dobbiamo scuotere le persone, farle uscire di casa per andare a votare». Il premier ha poi rivolto un attacco ad Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, mettendone in discussione l’appartenenza all’area politica di destra: «Non è la vera destra, è una destra fasulla». Rivolgendosi ai sindaci vicini al suo schieramento, ha ribadito: «Possiamo vincere, a patto di portare la gente a votare. Dovete far andare alle urne i veri elettori di destra». Netanyahu ha inoltre sostenuto che, se Liberman non dovesse superare la soglia di sbarramento, i seggi potrebbero andare al Likud.
Elezioni in Israele, primi exit poll: sfida serrata tra Netanyahu ed Eisenkot
Le prime stime diffuse da Channel 12 alla chiusura delle urne delineano una competizione serrata tra il Likud di Benjamin Netanyahu, accreditato di 24 seggi, e Yashar, la formazione guidata da Gadi Eisenkot, che ne otterrebbe 22. La media degli ultimi sondaggi di Channel 11, Channel 12 e Channel 13 restituisce invece un quadro leggermente diverso: Yashar viene stimato a 22,3 seggi, contro i 20 attribuiti al Likud. Si tratta di rilevazioni preliminari, che non costituiscono ancora il risultato ufficiale delle elezioni. I partiti a maggioranza araba registrano una crescita significativa alle elezioni in Israele. Secondo gli exit poll di Channel 12, avrebbero conquistato complessivamente 18 seggi, raggiungendo un risultato record.
Le proiezioni indicano inoltre che nessuno dei due schieramenti disporrebbe, da solo, dei numeri necessari per conquistare la maggioranza parlamentare. Secondo la media dei sondaggi riportata, all’opposizione verrebbero attribuiti 54 seggi, mentre l’attuale maggioranza si fermerebbe a 50.
In questo scenario, il sostegno delle formazioni arabe potrebbe rivelarsi determinante per la formazione del prossimo governo. La coalizione Joint List, composta da due partiti arabi, sarebbe accreditata di nove seggi, mentre il partito arabo islamista guidato da Mansour Abbas otterrebbe una media stimata di 5,7 seggi. L’eventuale appoggio esterno delle forze arabe potrebbe quindi consentire all’opposizione di raggiungere la soglia di 61 seggi su 120, necessaria per ottenere la maggioranza alla Knesset.
Secondo quanto riportato dalla radio ufficiale israeliana, che cita il Segretario generale della commissione elettorale, i risultati definitivi delle elezioni saranno resi noti domani sera. La commissione ha inoltre escluso la possibilità di manipolazioni dei risultati elettorali.
