Clima di forte tensione all’Assemblea generale dell’Onu durante l’intervento di Benjamin Netanyahu. Decine di delegati hanno lasciato l’aula in segno di protesta, mentre il premier israeliano ha reagito definendoli “codardi morali”. Al centro del confronto anche il messaggio del presidente palestinese Mahmoud Abbas, intervenuto da remoto dopo il mancato rilascio del visto statunitense.
Abbas interviene da remoto: “Il popolo palestinese e la sua leadership non devono essere puniti”
Prima del discorso di Netanyahu è intervenuto con un videomessaggio il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, al quale gli Stati Uniti hanno negato per il secondo anno consecutivo il visto necessario per recarsi negli Usa.
Abbas ha contestato la decisione, sottolineando che “il popolo palestinese e la sua leadership non devono essere puniti per aver chiesto la fine dell’occupazione o per essersi rivolti all’Onu, alla Corte Internazionale di Giustizia e alla Corte Penale Internazionale”. Il presidente palestinese ha definito il ricorso alle istituzioni internazionali “una scelta pacifica e civile” e ha chiesto all’amministrazione americana di revocare le restrizioni, favorendo il dialogo e il percorso verso la soluzione a due Stati.
Netanyahu, alla vigilia dell’intervento, aveva invece dichiarato in un video diffuso dal suo ufficio di voler utilizzare il podio dell’Onu per rispondere a quelle che considera “terribili bugie” contro Israele: “Combatterò per la verità, per i nostri soldati, per il nostro Paese. Ci saranno anche delle sorprese”.
Sullo sfondo resta anche il rapporto con Washington: non era previsto un incontro tra Netanyahu e Donald Trump durante gli appuntamenti all’Onu. Secondo l’analisi riportata da Reuters, l’assenza di un faccia a faccia tra i due leader potrebbe essere letta come un segnale della distanza mantenuta dalla Casa Bianca nei confronti del premier israeliano.
Netanyahu parla all’Onu, parte dei delegati lascia la sala: “Codardi morali”
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è intervenuto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York in un clima particolarmente teso. Al suo ingresso nella sala, decine di diplomatici appartenenti a diverse delegazioni hanno lasciato l’aula in segno di protesta, che è rimasta in parte vuota. Il premier è stato inoltre accolto da fischi e cori a sostegno della Palestina. Netanyahu ha reagito duramente alla contestazione, rivolgendosi a chi aveva scelto di rimanere: “Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato questa sala, vi prego di farlo ora”.
Nel suo intervento ha difeso le operazioni israeliane e respinto le accuse di colonialismo. Tra i temi affrontati anche l’azione contro gli impianti nucleari iraniani, definita una scelta necessaria per la sicurezza di Israele: “Perché, se non lo avessimo fatto, saremmo tutti morti”. Netanyahu ha poi sostenuto che Israele starebbe contribuendo alla sicurezza anche di alcuni Paesi i cui rappresentanti avevano appena abbandonato la sala, accusando i loro governi di una “ipocrisia più sconcertante”. Parallelamente, a New York sono state organizzate diverse manifestazioni contro il premier israeliano, con iniziative previste da Bryant Park fino alla zona delle Nazioni Unite.
