La sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti apre una nuova fase di incertezza per Donald Trump, con conseguenze che si fanno sentire anche sui mercati finanziari. Mentre Wall Street e Tokyo registrano pesanti ribassi, il presidente torna ad attaccare i democratici e a sollevare dubbi sul sistema elettorale alle midterm.
Intanto, dalla sua amministrazione arrivano segnali di compattezza: Rubio e Hegseth confermano la propria vicinanza al tycoon.
Midterm Usa, la sconfitta di Trump fa tremare i mercati: crollano Wall Street e Tokyo
La pesante battuta d’arresto dei repubblicani alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ha avuto ripercussioni immediate anche sul fronte finanziario.
Dopo la brusca frenata registrata a Wall Street, dove sono andati in fumo circa 3.200 miliardi di dollari di capitalizzazione, la pressione si è estesa ai mercati asiatici. Nella mattinata successiva al voto, anche la Borsa di Tokyo ha registrato una forte flessione, con l’indice Nikkei in calo di oltre il 5%. A pesare sul clima degli investitori sarebbe soprattutto l’incertezza politica generata dall’affermazione democratica, che ha alimentato le vendite, in particolare sui titoli collegati al settore dell’intelligenza artificiale.
Donald Trump ha reagito attribuendo all’elettorato democratico la responsabilità delle perdite finanziarie. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente ha definito quella appena trascorsa come una delle peggiori giornate nella storia del mercato azionario, sottolineando anche le conseguenze sui risparmi previdenziali degli americani. «Ricordate: non è colpa dei repubblicani, ma degli stupidi democratici», ha scritto, prima di assicurare ai propri sostenitori che il Paese tornerà «più grandi e più forti che mai». Nonostante abbia inizialmente riconosciuto il risultato elettorale e rivolto le congratulazioni agli avversari, il tycoon è tornato anche a mettere in discussione l’affidabilità del sistema elettorale statunitense. Parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, ha dichiarato: «Le nostre elezioni sono così truccate, non avete idea», senza tuttavia indicare episodi specifici o contestare direttamente lo svolgimento delle ultime consultazioni.
Rubio resta al fianco di Trump, Hegseth respinge le ipotesi di impeachment: le prossime mosse della Casa Bianca
Le conseguenze della sconfitta repubblicana si riflettono anche sugli equilibri interni all’amministrazione. Il segretario di Stato Marco Rubio ha voluto smentire le indiscrezioni su un possibile abbandono dell’incarico, circolate dopo il risultato delle midterm. Intervistato dal New York Times, ha ribadito la propria intenzione di rimanere al fianco del presidente: «Lavorare per il presidente Trump fino al termine del suo mandato è sempre stato il mio piano». Il capo della diplomazia americana ha inoltre dichiarato di non sapere da dove siano nate le voci sulle sue dimissioni e di apprezzare il lavoro che sta svolgendo. Ha invece preferito non entrare nel merito delle ipotesi su una sua eventuale candidatura alle primarie repubblicane del 2028. Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha respinto le speculazioni su un possibile impeachment, ricevendo il sostegno diretto di Trump, che ne ha elogiato l’operato: «Ha fatto un ottimo lavoro». Hegseth ha a sua volta replicato: «L’impeachment non è servito con Trump e non servirà con me».
Nel frattempo, la Casa Bianca è chiamata a ridefinire le proprie strategie in vista dell’insediamento del nuovo Congresso, previsto per il 3 gennaio. Tra le questioni più urgenti figura il finanziamento della difesa: Trump e il Pentagono puntano a portare la spesa militare fino a 1.500 miliardi di dollari, una cifra che incontra resistenze sia tra i democratici sia all’interno dello stesso Partito Repubblicano. L’amministrazione starebbe valutando una riduzione di 400 miliardi e un piano alternativo da 1.100 miliardi, mentre prende forma l’ipotesi di un accordo bipartisan per un finanziamento straordinario di circa 100 miliardi. Un altro dossier centrale riguarda l’immigrazione: il presidente intende proseguire con una linea particolarmente rigida, facendo leva sui poteri esecutivi per portare avanti le proprie politiche anche senza il sostegno parlamentare. Lo stesso approccio potrebbe essere utilizzato per i dazi e per le nomine nelle istituzioni federali, con particolare attenzione alla Corte Suprema. La nuova maggioranza democratica al Senato potrebbe infatti ostacolare la conferma di ulteriori giudici conservatori. Per questo, nelle scorse settimane si è guardato alla possibile uscita anticipata di Samuel Alito e Clarence Thomas, due componenti della Corte vicini all’età pensionabile. Alito avrebbe però già escluso l’intenzione di ritirarsi, riducendo così i margini di manovra del presidente. Con il nuovo Senato a maggioranza democratica, Trump rischia infatti di non riuscire più a ottenere la conferma dei propri candidati per la Corte Suprema e per gli altri tribunali federali.
