Il 19 luglio scorso, nel quartiere Pilastro di Bologna, il 42enne Abderrahim Fakir è stato fermato dalla polizia. Durante l’intervento, due agenti lo hanno tenuto a terra e, poco dopo, è venuto a mancare per insufficienza respiratoria acuta. L’evento ha inasprito un dibattito pubblico sulla legittimità dell’uso della forza e ha portato all’avvio di una perizia tecnico-medica ordinata dalla Procura di Bologna.
Le indagini si sono concentrate sui tre elementi che i periti hanno definito “concause” del decesso: la compressione del corpo in posizione prona, l’assunzione di cocaina da parte del soggetto e le preesistenti condizioni cardiache. La combinazione di questi fattori ha provocato un’improvvisa asfissia, determinante per la morte di Fakir. A completare il quadro sono stati coinvolti quattro volontari della Croce Rossa, intervenuti sul posto.
Le dichiarazioni dei poliziotti riprese dalla body-cam
Le registrazioni della body-camera di uno degli agenti hanno fornito una testimonianza cruda e spesso surreale. Tra le frasi intercettate troviamo: “Sta respirando?”, “È schiattato ah” e “Ca… me ne frega a me”. Successivamente, un altro agente ribadisce: “Sto a posto, sto a posto però la prossima volta ti spiego per bene come si fa, perché così ci facciamo male”.
Questi scambi, più che utili, hanno acceso i riflettori sulla gestione dell’intervento.
Scambi di battuta durante l’arresto
Al minuto 11:06 del video, un soccorritore annuncia la manifestazione di un arresto cardiaco: “Paziente in arresto cardiaco, iniziamo la rianimazione”. Mentre si tenta il soccorso, uno degli agenti commenta: “Se schiatta ci divertiamo”. Le parole, percepite come insensibili, sono state oggetto di forte condanna mediatica e hanno alimentato la pressione sull’autorità giudiziaria per una valutazione approfondita.
Le conclusioni della perizia tecnico-medica
Il rapporto conclusivo, redatto da esperti consultati dalla Procura, ha evidenziato che la compressione in posizione prona è stata una delle cause determinanti del decesso. Senza questo fattore, gli esperti affermano, la asfissia non si sarebbe verificata, nonostante l’uso di cocaina e le patologie cardiache avessero già ridotto la capacità respiratoria del soggetto. L’avvocato Fabio Anselmo, difensore della famiglia, ha dichiarato che “i consulenti del pm non sono riusciti a escludere il ruolo concausale della posizione prona”.
Il ruolo della pressione e delle sostanze stupefacenti
Secondo il prof. Vittorio Fineschi, che ha partecipato alla consulenza, la cocaina ingerita da Fakir avrebbe ulteriormente limitato le sue funzioni polmonari, aumentando il bisogno di ossigeno proprio in un momento di forte stress fisico. La combinazione di cocaina e condizioni cardiache preesistenti ha creato una “tempesta” fisiologica, resa fatale dalla compressione.
Le conseguenze giudiziarie e i prossimi passi
La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo con ipotesi di omicidio colposo nei confronti dei due agenti e dei quattro soccorritori della Croce Rossa. Attualmente, tutti sei soggetti sono iscritti nel registro delle annotazioni preliminari, ma non sono ancora formalmente indagati. Entro il 19 novembre, la Procura dovrà decidere se procedere con l’accusa o archiviare il caso.
Nel frattempo, l’avvocato Anselmo ha annunciato che presenterà una relazione autonoma, basata sulle discrepanze riscontrate tra la riunione conclusiva a Padova e quanto riportato nella perizia. La relazione sarà depositata alla Procura di Bologna nei prossimi giorni, aggiungendo ulteriore materiale al dibattito legale.
