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"Siamo convinti di una cosa", caso Garlasco: la frase di Napoleone ad Alberto Stasi

"Siamo convinti di una cosa", caso Garlasco: la frase di Napoleone ad Alberto Stasi

Delitto di Garlasco, le parole del procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone ad Alberto Stasi riaprono il dibattito sul delitto di Chiara Poggi.

Le nuove indagini sul delitto di Garlasco riportano al centro della vicenda Alberto Stasi e il ruolo della Procura di Pavia. A colpire sono soprattutto le parole che il procuratore Fabio Napoleone avrebbe rivolto all’uomo condannato per l’omicidio di Chiara Poggi: una frase destinata a far discutere, mentre per Andrea Sempio è stata chiesta una nuova fase processuale.

Chi è Fabio Napoleone, il procuratore di Pavia che ha evitato i riflettori

Durante i mesi di lavoro sul caso Garlasco, Fabio Napoleone ha scelto di non partecipare al dibattito mediatico, mantenendo una distanza netta da trasmissioni televisive, interviste e dichiarazioni personali. Una condotta particolarmente rigorosa, considerata la risonanza nazionale dell’inchiesta e le numerose polemiche che hanno accompagnato le nuove indagini.

Come racconta il Corriere della Sera, il magistrato non ha mai concesso interviste e ha affidato la comunicazione pubblica esclusivamente a pochi comunicati ufficiali, diffusi quando necessario.

Napoleone, che a giugno compirà 70 anni e si avvicina alla pensione, ha preferito concentrare l’attenzione sull’attività investigativa e proteggere il gruppo di lavoro composto dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dalle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza.

Delitto di Garlasco, Fabio Napoleone ad Alberto Stasi: «Noi siamo convinti che non sia stato lei a uccidere Chiara Poggi»

Un incontro riservato, lontano dai riflettori, durante il quale Alberto Stasi avrebbe ricevuto parole che nessun magistrato gli aveva mai rivolto prima. Come riportato da Libero Quotidinao, è quanto accaduto nel maggio 2025, quando Fabio Napoleone, procuratore capo di Pavia, ha deciso di incontrare personalmente l’uomo condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. «Noi siamo convinti che non sia stato lei a uccidere Chiara Poggi»: questa la frase che il magistrato avrebbe pronunciato durante il colloquio, come ricostruito dal Corriere della Sera.

Un’affermazione significativa, maturata nell’ambito della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco e della volontà di verificare eventuali responsabilità differenti da quelle già accertate con la condanna di Stasi. La posizione della Procura sarebbe stata illustrata anche dal procuratore aggiunto Stefano Civardi, nella nota riepilogativa depositata a maggio e contenente gli elementi raccolti nei confronti di Andrea Sempio, per il quale il 3 novembre 2026 è stata formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio.

Nel documento sarebbe stato spiegato il principio che ha orientato il lavoro degli inquirenti, ovvero la necessità di tutelare un eventuale innocente anche quando esiste una sentenza definitiva: «Il pm è consapevole del valore della certezza e stabilità del giudicato, fondamentale per ogni ordinamento, ma è altrettanto consapevole dell’esigenza di altissimo valore etico e sociale, di assicurare, senza limiti di tempo ed anche quando la pena sia stata espiata o sia estinta, la tutela dell’innocente». Un passaggio che chiarisce perché la Procura abbia ritenuto necessario approfondire nuovamente una vicenda giudiziaria già arrivata a una conclusione definitiva per Stasi.

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