Un malore improvviso, la corsa in ospedale e un intervento chirurgico in condizioni estreme. Alessandro Di Battista torna a parlare della drammatica esperienza vissuta a Cuba lo scorso settembre, quando ha rischiato la vita a causa di un tumore al cervello. In un’intervista ha ripercorso quei momenti, svelando dettagli inediti del ricovero e raccontando il ruolo fondamentale del neurochirurgo che lo ha operato.
Alessandro Di Battista racconta il drammatico ricovero a Cuba: «Pensavo ai miei figli, dovevo farcela»
A distanza di oltre un mese dal delicato intervento chirurgico, Alessandro Di Battista torna a raccontare i momenti più difficili vissuti a Cuba, dove lo scorso settembre è stato colpito da un improvviso malore mentre si trovava sull’isola per realizzare un reportage.
Quella che doveva essere una trasferta di lavoro si è trasformata in una corsa contro il tempo, culminata con il ricovero d’urgenza e un’operazione al cervello per rimuovere un tumore.
A ripercorrere quelle ore drammatiche è stato lo stesso attivista durante un’intervista al podcast di Vox Investigazioni, della quale ha pubblicato un estratto sui propri profili social.
Nel ricordare quanto accaduto, Di Battista ha raccontato di essersi aggrappato soprattutto al pensiero dei suoi figli: «Pensavo sempre ai miei figli, mi ripetevo che ce la dovevo fare per rivederli e questa cosa l’ho fatta».
Alessandro Di Battista rompe il silenzio sul malore a Cuba: il retroscena mai raccontato
Nel corso della testimonianza, Di Battista ha espresso profonda riconoscenza nei confronti del medico cubano che lo ha operato, sottolineando le condizioni difficilissime in cui è stato eseguito l’intervento. La pressione intracranica era arrivata a livelli estremamente pericolosi e si rendeva necessario intervenire tempestivamente per decomprimere il cervello. «A me il neurochirurgo cubano mi ha salvato la vita», ha dichiarato, spiegando che l’operazione è stata effettuata in un ospedale «senza acqua e luce».
Inizialmente era previsto il trasferimento in Italia a bordo di un aereo sanitario, con destinazione Policlinico Gemelli di Roma, dove avrebbe dovuto essere sottoposto all’intervento. Tuttavia, proprio quando si trovava sulla pista pronto a partire, le sue condizioni sono peggiorate ulteriormente. I medici gli hanno quindi impedito di salire a bordo: «Se quell’ambulanza fosse arrivata mezz’ora prima io sarei partito e se mi fosse successo qualcosa in volo per me non saremmo qui adesso».
L’attivista ha raccontato anche le difficoltà incontrate per organizzare l’operazione: i chirurghi, rintracciati mentre si trovavano in diverse zone dell’Avana, sono riusciti a raggiungere l’ospedale, nonostante i problemi legati alla sterilizzazione degli strumenti, sulla quale lo stesso Di Battista ha ammesso: «Non so come abbiano sterilizzato gli strumenti perché poi anche questo un problema». Il neurochirurgo ha quindi proceduto ad abbassare la pressione intracranica e, durante l’intervento, ha individuato e rimosso la massa tumorale. Un’operazione particolarmente complessa, ma eseguita con grande precisione, come gli sarebbe stato successivamente confermato anche dai professionisti del Gemelli: «Ha fatto una operazione che al Gemelli mi hanno detto essere stata raffinatissima».
