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Prima veglia pasquale di Papa Leone XIV: fuoco, cero e appello alla pace

Prima veglia pasquale di Papa Leone XIV: fuoco, cero e appello alla pace

Alla Notte santa il nuovo Pontefice ha acceso il cero pasquale e ha ricordato l'impegno per la riconciliazione

Il Papa Leone XIV ha presieduto, alle ore 21 del 4 aprile 2026, la sua prima Veglia pasquale nella Basilica di San Pietro. La celebrazione è iniziata nell’atrio con la tradizionale benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale, simbolo della luce di Cristo. Sul cero il Pontefice ha inciso l’Alfa e l’Omega e le cifre dell’anno, gesto che unisce il passato e il presente della fede, e da cui tutti i fedeli hanno attinto la fiamma per illuminare la navata. Questo segno visibile ha marcato l’inizio della processione verso l’altare e ha dato rilievo alla dimensione comunitaria della liturgia.

Il rito: passi, canti e letture

La processione con il cero pasquale è stata accompagnata dal canto dell’Exsultet e ha preparato la comunità alla lunga sequenza di letture. La Liturgia della Parola ha presentato sette testi sacri intervallati da salmi, secondo la tradizione più antica della Chiesa, che ripercorrono la storia della salvezza. A seguire si sono svolte la Liturgia Battesimale e la Liturgia Eucaristica, concelebrata con i Cardinali, in un clima solenne e partecipato. L’ordine del rito ha voluto rimarcare la continuità tra memoria sacra e presenza attuale del mistero pasquale: la voce della Scrittura e il gesto sacramentale si intrecciano per rendere manifesto il passaggio dalla morte alla vita.

Incisione e simboli del cero

Il gesto di incidere l’Alfa e l’Omega sul cero e di segnare l’anno ha una forte valenza simbolica: si dichiara che il Cristo risorto è principio e fine, presente nel tempo e nella storia. La fiamma estratta da quel fuoco comune ha acceso le singole fiaccole dei fedeli, esprimendo l’idea che la luce pasquale non è riservata a pochi, ma è donata come missione a tutta la comunità. Con questa immagine liturgica il Pontefice ha voluto sottolineare l’importanza dell’unità e della testimonianza, invitando ciascuno a portare quella luce nei propri contesti di vita.

L’omelia: creazione, salvezza e testimonianza

Nel discorso pronunciato dopo la proclamazione del Vangelo, il Papa Leone XIV ha ricondotto le letture alla grande trama della salvezza: dalla creazione («In principio Dio creò il cielo e la terra») alla liberazione dall’Egitto, fino alle profezie che annunciano consolazione e rinnovamento. Ha ricordato come, anche quando l’umanità fallisce la sua vocazione, la misericordia divina si fa strada e trasforma il male in possibilità di riconciliazione. L’omelia ha messo in rilievo la gratuità dell’amore di Dio manifestata nella croce e nella Risurrezione: un invito a rispondere con la vita nuova che nasce dal Battesimo.

Le donne al sepolcro e il coraggio della testimonianza

Il Pontefice ha richiamato la figura delle donne che, al mattino di Pasqua, si avviarono verso il sepolcro: per il Papa esse sono modello di fede e di coraggio, capaci di vincere dolore e paura per annunciare la buona notizia. Nell’episodio evangelico l’angelo, la pietra rovesciata e il saluto «Salute a voi!» diventano immagine della potenza dell’amore che dissipa l’odio e piega la durezza dei potenti. Da quella scena è nata l’esortazione a non restare immobili ma a portare lontano l’«Alleluia» con le parole e le opere, dando così corpo a una testimonianza che costruisce pace e unità.

Appello finale: aprire i sepolcri del mondo

Nel passaggio conclusivo dell’omelia il Papa Leone XIV ha invitato a riconoscere i «sepolcri» contemporanei: sfiducia, paura, egoismo, rancore, ma anche fatti concreti come la guerra, l’ingiustizia e la chiusura tra i popoli. Il monito è stato chiaro: non lasciarsi paralizzare da queste pietre apparentemente inamovibili. Sono stati ricordati uomini e donne, non eroi lontani ma persone ordinarie, che hanno saputo rotolare via tali pietre grazie alla grazia e all’impegno, spesso a costo di sacrifici. Il Pontefice ha quindi affidato alla comunità cristiana la missione di fiorire ovunque i doni pasquali della concordia e della pace.

La celebrazione si è conclusa con la comunione della comunità e la benedizione finale: tra i presenti c’erano anche catecumeni che hanno ricevuto il Battesimo, segnando l’inizio di una nuova vita in Cristo. L’evento ha ribadito il significato antico e sempre attuale della Veglia pasquale come memoria vivente della vittoria sulla morte, momento in cui la Chiesa rinnova il proprio impegno a portare la luce del Risorto nelle pieghe delle nostre società.