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Procura di Milano ferma Youssef Siher per istigazione a delinquere

Procura di Milano ferma Youssef Siher per istigazione a delinquere

Il trentenne bresciano, ricercatore dell'ISPI, è stato arrestato per aver gestito il canale M1710 e alimentato il movimento 17 ottobre.

La notte di ieri, la Procura di Milano ha concluso un’indagine che coinvolge il trentenne Youssef Siher, ricercatore dell’ISPI con origini marocchine. Gli inquirenti lo hanno trattenuto accusandolo di aver creato, tramite i canali Telegram e Instagram denominati M1710, un vero e proprio stato di intimidazione della popolazione legato al Movimento 17 ottobre.

L’arresto è avvenuto dopo che le autorità hanno ritenuto i messaggi diffusi dalla rete capace di incitare a una ‘rivolta’ in Piazza Duomo.

Siher, laureato in Comunicazione e titolare di un master in Scienze politiche presso l’Università di Milano, ha lavorato come research trainee presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’ISPI. I suoi interessi accademici si concentrano sull’Islam politico, i movimenti islamici e il rapporto tra Islam e nazionalismo arabo.

Oltre alla carriera accademica, ha collaborato con testate online come Foglio e Fatto Quotidiano.

Il ruolo di Youssef Siher nella rete M1710

Secondo le indagini, è stato Siher a ideare e a gestire la chat Telegram che conta più di 10 mila iscritti. Il gruppo è stato utilizzato per coordinare gli aderenti al movimento, diffondere indicazioni operative e, in più di un caso, invitare i partecipanti a “non presentarsi in piazza Duomo” ma a radunarsi in luoghi predeterminati alle ore 14:30 per poi convergere in una “piazza finale” un’ora più tardi.

Queste istruzioni, catturate da fonti investigative, hanno alimentato il timore di un possibile bis di caos rispetto alle proteste avvenute la scorsa settimana nella zona del Duomo.

La chat di diecimila aderenti

Il canale M1710, così denominato, è stato definito il “cervello” organizzativo del Movimento 17 ottobre. Oltre a condividere consigli logistici, la chat diffondeva messaggi che i magistrati qualificano come incitamento alla violenza e alla rottura dell’ordine pubblico. Il contenuto dei messaggi, ancora oggetto di analisi, è stato ritenuto capace di creare un clima di intimidazione diffusa tra i cittadini e di spingere i partecipanti verso azioni considerate illegali.

Le accuse della Procura di Milano

Il provvedimento emesso dalla Procura menziona l’aggravante di aver agito con finalità di terrorismo e la violazione dell’articolo 420 bis del nuovo decreto legge, che punisce la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Siher è stato quindi inquadrato per istigazione a delinquere aggravata. La sua compagna risulta, al momento, indagata a piede libero per gli stessi reati.

Reazioni istituzionali

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato sui social che la scoperta di Siher da parte delle forze di polizia dimostra l’efficacia degli investigatori e l’impegno dello Stato nel contrastare chi tenta di nascondersi dietro l’anonimato dei social. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sottolineato come Siher non fosse un semplice emarginato, ma una persona inserita nel “gotha dell’intellighenzia italiana”, con numerose collaborazioni in ambito accademico e giornalistico.

Alla luce di questi fatti, la vicenda di Youssef Siher si conferma come uno dei casi più significativi di controllo digitale delle proteste degli ultimi mesi a Milano, ponendo l’accento su come le piattaforme online possano diventare strumenti di incitamento politico e, in determinati contesti, di intimidazione collettiva.

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