Il Movimento 17 ottobre ha ripreso vigore lo scorso fine settimana, scatenando manifestazioni in varie capitali italiane. L’organo di indagine della Procura di Milano ha così deciso di fermare Youssef Siher, ricercatore trentenne di seconda generazione, ritenuto la mente dietro la chat che ha coordinato gli scontri. L’arresto, avvenuto nella sera del 24 ottobre, è stato motivato da ipotesi di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dal reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Chi è Youssef Siher e quali sono le accuse
Siher proviene da Brescia, ha origini marocchine e ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università di Milano. Dopo aver collaborato con l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e aver scritto per testate online, ha fondato una chat che conta circa 10 mila iscritti, strumento che gli inquirenti descrivono come “regia” delle recenti proteste.
La moglie di Siher è stata anche lei posta a piede libero per gli stessi reati. Le accuse includono articolo 420 bis del nuovo decreto legge, che punisce la violenza organizzata nelle manifestazioni.
Scontri in varie città italiane
Nel pomeriggio del 24 ottobre, diverse città hanno registrato scenari di tensione. A Milano circa 10 mila giovani hanno marciato fino al Politecnico, scandendo cori antirazzisti e anti-governativi; le operazioni di controllo hanno portato decine di fermati in Questura, ma la manifestazione si è conclusa pacificamente.
Torino ha vissuto scontri più accesi: manifestanti incappucciati hanno lanciato sassi, bottiglie e fuochi d’artificio verso le forze dell’ordine, costrette a rispondere con idranti e lacrimogeni, con alcuni feriti segnalati prima delle 21.
Bologna: violenza e interventi dei soccorsi
Nel capoluogo emiliano, i partecipanti hanno barricato strade, incendiato cassonetti e danneggiato un distributore di sigarette. Il tratto di via Riva di Reno è stato teatro di scontri con oltre 300 manifestanti, richiedendo numerosi interventi del 118 per soccorsi, tra cui quello di un giovane cosciente ma in preda a un possibile malore.
Firenze e Roma: dalle vie dello shopping al cuore istituzionale
A Firenze i manifestanti hanno tentato di raggiungere via Tornabuoni, obiettivo interrotto dal cordone di polizia; durante le cariche di allentamento sono stati lanciati vetri e petardi. A Roma, i gruppi hanno cercato l’accesso al Colosseo e poi al Quirinale, dove la polizia ha interrotto il corteo per timore di violenze sui palazzi istituzionali. Il bilancio della capitale conta 96 persone portate in questura, 28 fermi preventivi, di cui sei minorenni, e 11 denunciati.
Reazioni delle istituzioni
Il ministero dell’Interno, attraverso il ministro Matteo Piantedosi, ha sottolineato la capacità delle forze di contenere le frange violente con “equilibrio e competenza”, applaudendo l’individuazione del promotore del movimento. La premier Giorgia Meloni ha ricordato il diritto di manifestare, ma ha ribadito la necessità di garantire la sicurezza nei luoghi pubblici, citando le recenti misure approvate dal Consiglio dei ministri per contrastare la violenza. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha elogiato la collaborazione tra le autorità e ha evidenziato il profilo culturale di Siher, sottolineando il suo passato di collaborazione con media e enti pubblici.
In totale, le forze di polizia hanno identificato 4 292 persone, accompagnato 371 individui nei loro uffici, di cui 110 minorenni e 69 stranieri. Sono state arrestate 9 persone e denunciate 87. Il dipartimento della Pubblica Sicurezza ha dichiarato che i risultati dimostrano la capacità di isolare i gruppi violenti senza ricorrere a misure generali di repressione.
