> > Iran al bivio: Trump tra trattativa diplomatica e potenziale guerra

Iran al bivio: Trump tra trattativa diplomatica e potenziale guerra

Iran al bivio: Trump tra trattativa diplomatica e potenziale guerra

Trump minaccia l’Iran, Netanyahu prepara una risposta e la Giordania reagisce a un attacco terroristico

Le dichiarazioni più recenti dei leader americani e israeliani hanno riacceso il dibattito su una possibile escalation militare in Medio Oriente. Donald Trump ha affermato di trovarsi di fronte a un bivio cruciale: negoziare un accordo con Iran o procedere a una distruzione totale del regime, sottolineando il pieno controllo degli Stati Uniti sul Stretto di Hormuz.

Trump, Barrack e la minaccia di un attacco imminente

Durante un’intervista a Fox News, il presidente ha ripetuto “Devo stipulare un accordo o devo farla finita con loro? È questa l’unica domanda”. Ha aggiunto che “Noi otteniamo tutto, loro non ottengono nulla”, rimarcando il potere di cui gli USA godono nella zona. Secondo Tom Barrack, ambasciatore statunitense in Turchia, un’operazione contro Teheran potrebbe avvenire “questo fine settimana”, confermando la volontà di Washington di mantenere “l’apertura a un accordo” ma avvertendo che la mancanza di negoziati avrà “conseguenze” per gli alleati del Golfo.

Le parole di Trump sul petrolio e l’economia

Trump ha inoltre dichiarato: “L’Iran è una nazione fallita, potremmo prendere tutto il petrolio che vogliamo”, sostenendo che la Marina americana ha già catturato quantità di petrolio “mai viste prima”. In risposta alle crescenti pressioni sui prezzi, ha firmato un provvedimento per destinare 150 milioni di dollari alla produzione nazionale di benzina e gasolio, con l’obiettivo di aumentare la capacità delle raffinerie statunitensi.

Escalation navale nello Stretto di Hormuz

Nel frattempo, il Wall Street Journal ha riportato che sette navi sono state colpite in una sola notte: tre hanno urtato mine e quattro sono state mirate dalle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). L’Iran ha avvertito che, se gli Stati Uniti e Israele riprenderanno le operazioni aeree, responderà colpendo non solo basi e navi, ma anche aeroporti e condutture civili nella regione del Golfo Persico.

Israel e la risposta a Hebron, oltre le parole di Netanyahu

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha assicurato che l’operazione militare sarà condotta con una “forza e una potenza che non riescono nemmeno a immaginare”. Dopo lo scontro a fuoco che ha provocato la morte di due palestinesi e il ferimento di cinque persone, Netanyahu ha disposto un “cordone di sicurezza” attorno a Hebron e ha ordinato la “chiusura totale della Cisgiordania” a partire da quel giorno.

Il piano di “portare a termine il lavoro”

Netanyahu, in vista delle elezioni imminenti, ha dichiarato di volere “portare a termine il lavoro” in collaborazione con Trump, avvertendo che qualsiasi nuovo attacco iraniano sarà contrastato con una risposta militare “impossibile da immaginare”.

Reazioni regionali e iniziative diplomatiche

Il re Abdullah II di Giordania ha promesso “sanzioni severissime” dopo l’attacco terroristico contro una chiesa greco-ortodossa a Karak, che ha causato sei morti e 28 feriti. L’attacco, avvenuto a Hamud, è stato denunciato dal portavoce governativo Mohammad Al-Momani, che ha confermato l’avvio delle indagini.

Nel frattempo, la Commissione europea ha stanziato 22,5 milioni di euro in aiuti umanitari per lo Yemen, a margine dei 87,5 milioni di euro già destinati per il 2026, per fronteggiare lo sfollamento di quasi 230 000 persone e la grave crisi nutrizionale che colpisce oltre 2,2 milioni di bambini.

L’aeroporto nazionale degli Emirati, Etihad, ha prorogato la sospensione dei voli verso Riyad e Dammam fino al 5 novembre, mantenendo solo collegamenti diurni verso Gedda a causa degli attacchi degli Houthi yemeniti.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sottolineato, in vista del vertice a Istanbul, l’importanza di “non rinunciare alla ricerca di soluzioni attraverso la diplomazia”, invitando i ministri a discutere di Gaza, dello Stretto di Hormuz, della crisi yemenita e della guerra in Ucraina.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha ribadito che “la diplomazia è l’unica strada percorribile per una soluzione sostenibile”, chiedendo all’Unione europea di mantenere una posizione unita contro le restrizioni nello Stretto di Hormuz e di proseguire le trattative indirette tra Stati Uniti e Iran avviate a New York.

L’ambasciatore americano alle Nazioni Unite, Mike Waltz, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a sostenere una pressione “militare ed economica” su Teheran anche per un periodo prolungato, senza escludere che la crisi sul nucleo iraniano e sullo Stretto possa prolungarsi per altri dodici mesi.

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