Le piccole e medie imprese italiane si trovano a dover conciliare due esigenze apparentemente inconciliabili: la necessità di inserire giovani nel mondo del lavoro e la pressione di un costo del lavoro che, secondo gli ultimi dati della CNA, è tra i più alti d’Europa. Una simulazione recente, condotta su un’impresa tipo di cinque dipendenti che assume a tempo indeterminato un lavoratore di 25 anni, singolo e senza figli, evidenzia come il prezzo reale pagato dal datore di lavoro possa superare di gran lunga la retribuzione netta percepita dal dipendente.
Il risultato della simulazione è sorprendente: per garantire a un giovane un salario netto annuo di 24 000 euro, l’azienda deve sostenere una spesa complessiva di più di 43 500 euro. In termini di rapporto tra costo e remunerazione, per ogni 100 euro netti che arrivano in busta paga, il conto in rosso dell’impresa può salire fino a 180 euro.
Questo margine rende evidente perché, come sottolinea il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, l’Italia registra la cifra più elevata rispetto ai principali Paesi europei.
Il benchmark europeo: Italia a confronto
Il confronto con altri cinque paesi mette a fuoco le differenze: la Germania richiede 178 euro per ogni 100 euro netti, il Portogallo 171, la Spagna 170, la Francia 166, mentre l’Irlanda si posiziona significativamente più in basso con 127 euro.
Convertendo queste percentuali in valori assoluti per uno stipendio netto di 24 000 euro, la spesa per l’impresa italiana si attesta intorno ai 43 500 euro, contro i 42 800 euro tedeschi, i 41 100 euro portoghesi, i 40 700 euro spagnoli e i 39 900 euro francesi. L’Irlanda, con la sua struttura contributiva più leggera, resta l’unica a contenere la spesa sotto i 31 000 euro.
L’allarme della CNA Emilia-Romagna: oltre gli incentivi
Durante l’assemblea regionale della CNA in Emilia-Romagna, il presidente regionale Paolo Cavini ha tracciato una foto complessa del contesto imprenditoriale italiano: “spese insostenibili, il Governo ci aiuti”. Il segretario regionale Diego Benatti ha poi aggiunto che la competitività delle imprese dipende dalla solidità dei territori, citando l’Emilia-Romagna come “modello d’eccellenza per le PMI”. Il presidente della Regione, Michele de Pascale, ha rimarcato come l’investimento in ricerca e sviluppo delle aziende locali sia più del doppio rispetto alla media nazionale, indicando questa dinamica come la via per sostenere la crescita.
Incentivi temporanei vs costi strutturali
Un punto focale del dibattito è stato l’effetto degli incentivi temporanei. La CNA ha ipotizzato un esonero contributivo di 6 000 euro annui per i primi due anni di assunzione. In quella fase il costo per l’impresa scenderebbe a circa 37 500 euro, ma al termine dell’agevolazione il prezzo sale a oltre 43 500 euro, segnando un incremento del 16 % senza alcun aumento della retribuzione netta per il lavoratore. Dario Costantini ha più volte ammonito: “non basta incentivare l’assunzione di un giovane, occorre rendere sostenibile anche la sua permanenza in azienda”.
Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, ha ricordato che le PMI manifatturiere, 240 mila in Italia, sono il pilastro dell’economia nazionale e che la loro “stabilità è una questione annosa”. Elisa Ficarra, professoressa dell’Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatrice del Biohub regionale in AI, ha evidenziato che l’intelligenza artificiale può diventare un volano per la produttività anche delle imprese medio-piccole, suggerendo una possibile via d’uscita dalla pressione sui costi tradizionali.
Il clima dell’assemblea è stato chiuso con la consegna del premio CNA Emilia-Romagna a Serena Opipari, infermiera del Sant’Orsola, per il gesto eroico compiuto a Porto Corsini. Il riconoscimento ha rappresentato un segnale di speranza: le imprese non sono soltanto numeri, ma parte di un tessuto sociale che necessita di sostegno sia economico sia umano.
