Nuova impennata per il prezzo del gas in Europa, con le quotazioni che raggiungono livelli record mai registrati negli ultimi quattro anni. Il rialzo riaccende le preoccupazioni sui costi dell’energia e sulle possibili ripercussioni per famiglie e imprese. Ma le prospettive per i prossimi mesi non sono rassicuranti: ecco cosa sta succedendo e perché i prezzi potrebbero restare elevati fino al 2028.
Gas, prezzi elevati almeno fino al 2028: le possibili conseguenze per famiglie ed Europa
Il ritorno a condizioni di maggiore stabilità non sarebbe necessariamente immediato nemmeno nell’eventualità di una rapida conclusione della guerra. Come riportato da EuroNews, secondo Marzec-Manser, anche se il conflitto terminasse entro la fine dell’anno e i produttori mediorientali riuscissero a riavviare le attività legate al gas naturale liquefatto (GNL) nei primi mesi successivi, il mercato mondiale potrebbe impiegare fino all’autunno del 2028 per ritrovare un equilibrio.
Una prospettiva che lascia prevedere quotazioni all’ingrosso ancora sostenute in Europa per buona parte di questo arco temporale.
A incidere sui consumi potrebbe essere anche il comportamento degli utenti, spinti dai rincari a limitare il fabbisogno energetico. Per le famiglie, alcuni accorgimenti possono contribuire a contenere le spese: abbassare il termostato di un grado può ridurre fino al 10% la bolletta energetica, secondo Jaller-Makarewicz.
Altri interventi utili riguardano la diminuzione della temperatura dell’acqua calda e un migliore isolamento degli ambienti domestici.
Gas in Europa, nuova impennata dei prezzi: superati i 103 euro al MWh
Nuova accelerazione delle quotazioni del gas naturale in Europa, dove il mercato energetico torna a fare i conti con una fase di forte instabilità. Come riportato dall’Ansa, alla chiusura delle Borse del Vecchio continente, i contratti scambiati sulla piattaforma di Amsterdam, principale riferimento per il settore, hanno registrato un’impennata. Il future sul metano con consegna a dicembre ha guadagnato il 5,4%, raggiungendo quota 103,2 euro per Megawattora e aggiornando così il livello più alto degli ultimi quattro anni.
Si tratta di un aumento significativo, considerando il ruolo che le quotazioni di Amsterdam ricoprono nella determinazione delle aspettative sui costi energetici europei. I contratti future, infatti, indicano il prezzo concordato oggi per una fornitura in una data successiva e vengono monitorati da investitori e operatori del settore per valutare l’andamento del mercato. Il valore espresso in euro per MWh permette di misurare il costo dell’energia: un rialzo prolungato può quindi ripercuotersi sulle spese di approvvigionamento delle imprese e, indirettamente, sulle bollette di famiglie e attività produttive.
