> > Rialzi coordinati di tassi: Fed, BCE e BoJ puntano a dicembre

Rialzi coordinati di tassi: Fed, BCE e BoJ puntano a dicembre

Rialzi coordinati di tassi: Fed, BCE e BoJ puntano a dicembre

Le banche centrali di Stati Uniti, Europa e Giappone hanno avviato una nuova ondata di rialzi dei tassi, con possibili nuovi aumenti a dicembre e ampie conseguenze per inflazione, debito e valute.

Negli ultimi giorni la Fed la BCE e la Bank of Japan hanno annunciato un nuovo ciclo di rialzi dei tassi di interesse. L’intervento simultaneo dei tre grandi centri monetari segna la fine di una lunga stagione di tagli e indica che l’inflazione è tornata al centro delle priorità politiche. Le decisioni sono state accompagnate da commenti che suggeriscono ulteriori aumenti già a dicembre.

Secondo gli esperti del settore, il quadro mondiale è stato profondamente modificato dallo shock energetico scatenato dall’attacco statunitense a Hormuz, ma anche da una sorprendente accelerazione dell’economia americana, spinta dagli investimenti in intelligenza artificiale. Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è cresciuto del 6,5% nel secondo trimestre e le previsioni per il terzo trimestre superano il 7%.

Questo contesto permette alle autorità monetarie di concentrarsi nuovamente sull’inflazione, soprattutto quella di matrice energetica.

Prospettive di nuovo rialzo a dicembre

Le più recenti comunicazioni indicano che dicembre sarà il mese cruciale per nuovi aumenti di interesse sia per la Fed che per la BCE, e probabilmente anche per la BoJ.

L’obiettivo sarà aggiornare le previsioni sia sulla crescita che sull’inflazione, in vista di elezioni geopolitiche e di una agenda fiscale più serrata. La Fed, ad esempio, prevede un tasso medio sui Fed funds di 3,8 % entro fine anno, con una leggera discesa prevista per il 2027. L’annuncio di un ulteriore rialzo, anche di 25 punti base, sarebbe coerente con il messaggio di inflazione sotto controllo che il presidente Kevin Warsh ha reiterato più volte.

Il presidente della BCE, Christine Lagarde ha già indicato che il recente aumento era atteso, dato il suo focus sull’inflazione. Sebbene gli effetti sui salari non siano ancora evidenti, il mercato europeo resta sensibile alle variabili legate al gas e all’elettricità, i cui prezzi sono quasi raddoppiati rispetto all’inizio dell’estate. Per il momento, Lagarde ipotizza almeno due nuovi rialzi entro la fine dell’anno, con il mercato che prevede fino a tre aumenti.

Ripercussioni sull’economia globale

Negli Stati Uniti, la crescita è descritta come “a K”: alcune fasce di consumatori prosperano, mentre altre, più ampie, mostrano segni di rallentamento. Gli investimenti più dinamici sono concentrati nei data center e nell’intelligenza artificiale creando una crescita forte ma disomogenea. Un nuovo aumento dei tassi, secondo gli analisti, potrebbe contenere eventuali shock esterni, come un ulteriore rialzo dei prezzi del petrolio, prima che si diffondano nell’intera economia.

In Asia, la Bank of Japan ha portato i tassi al livello più alto in oltre trent’anni, una mossa necessaria data la prima inflazione positiva dopo anni di deflazione. Il Giappone, con un rapporto debito/pil superiore al 200 % detiene una quota consistente di Treasury statunitensi. Il rialzo ha sollevato timori su un eventuale indebolimento eccessivo dello yen che attualmente pressa al rialzo i prezzi delle importazioni. Alcuni membri del consiglio hanno espresso riserve, segnalando che la normalizzazione della politica monetaria procede con cautela.

La Cina dal canto suo, ha ridotto significativamente le proprie partecipazioni nei Treasury americani, passando da quasi 1.300 miliardi di dollari a poco più di 600 miliardi. Questo aggiustamento, combinato con un rialzo delle riserve in oro, suggerisce un intento geopolitico di diminuire la dipendenza finanziaria dagli Stati Uniti. Piuttosto che vendere massicciamente, Pechino sembra preferire il non rinnovo dei titoli alla scadenza, diminuendo gradualmente lo stock. Contemporaneamente, gli hedge fund con sede alle Cayman stanno aumentando l’interesse per i Treasury, amplificando la domanda ma anche la volatilità.

Effetti sui mercati valutari e obbligazionari

Il mercato valutario ha rispecchiato queste dinamiche: lo yen ha perso parte dei guadagni recenti, con il cambio USD/JPY che supera nuovamente il livello di 155,00. La pressione è stata alimentata da aspettative di ulteriori rialzi da parte di Fed e BCE, controbilanciate dal possibile rafforzamento della BoJ. Se la Fed dovesse mantenere i tassi invariati, si temerebbe una brusca correzione del dollaro, con impatti sulla curva dei Treasury a lungo termine.

Nel frattempo, il credito sovrano europeo è stato messo alla prova da una serie di elezioni nazionali – Francia, Germania, Polonia e Spagna – che hanno spinto gli spread verso il livello dei 100 punti base per la Francia. L’incertezza politica tende a gonfiare gli spread e a far risalire i premi di rischio, soprattutto in un contesto di rialzi dei tassi.

Le prossime decisioni a dicembre saranno decisive per capire se le autorità saranno pronte a perseguire ulteriori rialzi o se adotteranno un approccio più cauto, calibrando l’obiettivo di contenere l’inflazione senza soffocare la crescita.

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