La Banca del Giappone (BoJ) ha concluso la sua riunione bisettimanale con una decisione inattesa: il tasso di riferimento è stato innalzato di un quarto di punto percentuale, portandolo all’1,25%. Si tratta del livello più alto raggiunto dall’aprile 1995 e rappresenta il secondo rialzo in soli tre mesi, l’intervallo più breve dal lancio del ciclo di strette iniziato a marzo 2024.
Il rialzo al 1,25%: il valore più alto dal 1995
Con questa mossa, la BoJ rompe l’era di politiche ultra-accommodanti che aveva caratterizzato la zona giapponese per più di quattro decenni. Il nuovo tasso, aumentato dallo 1,00% allo 1,25% è stato definito il più alto dal 1995, anno in cui l’ultimo aumento “significativo” si era verificato.
Il rialzo è il risultato di una serie di pressioni inflazionistiche, tra cui l’impennata dei prezzi del petrolio e il costante deprezzamento dello yen sceso a livelli minimi su base quinquennale rispetto al dollaro.
Motivi dell’intervento: inflazione da energia e debolezza dello yen
Le cause principali del nuovo intervento risiedono in un inflazione alimentata dall’aumento del prezzo dell’energia, soprattutto del greggio, che ha spinto al rialzo i costi di importazione.
Parallelamente, lo yen ha toccato valori che non si vedevano da oltre 40 anni, rendendo più onerose le spese per materie prime e beni importati. Questo scenario ha costretto la BoJ a considerare misure più restrittive per evitare che l’inflazione sfugga al controllo.
Allineamento con le altre grandi banche centrali
Il rialzo giunge in un momento di coordinamento globale delle politiche monetarie: la Federal Reserve degli Stati Uniti e la Banca Centrale Europea hanno già aumentato i propri tassi, segnalando una convergenza di approcci contro l’inflazione. Il mercato prevede che la BoJ possa arrivare all’1,5% entro marzo e persino al 1,75% nello stesso anno, a seconda dell’evoluzione dei prezzi energetici e della risposta del yen.
Pressioni politiche e fiscali
Le tensioni non sono solo monetarie. La premier Sanae Takaichi ha spinto per una politica fiscale espansiva, facendo salire il rendimento del decennale giapponese sopra il 3% il massimo dal 1996. Il Fondo Monetario Internazionale ha inoltre avvertito che l’alto debito pubblico e la possibile interferenza della politica fiscale con quella monetaria richiedono risposte decise per mantenere la credibilità della BoJ. In un colloquio di agosto, lo segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha manifestato un “forte sostegno” alle azioni di Kazuo Ueda governatore della BoJ, definendole “decisive” per correggere quella che considera una “sostanziale sottovalutazione” dello yen.
Reazioni dei mercati e previsioni degli analisti
Gli operatori di mercato hanno subito adeguato le proprie posizioni: i futures sulla BoJ mostrano un’alta probabilità (>80%) di un ulteriore aumento di 25 punti base, mentre un sondaggio CNBC ha evidenziato che l’89% degli economisti prevede il passaggio allo 1,25% già imminente. Tuttavia, non tutti concordano: alcuni esperti di Nomura Research Institute ipotizzano un incremento di 50 punti base, altri, come l’analista di Monex Group, temono che i dati attuali non giustifichino una sequenza più rapida di rialzi. Il cambio yen/dollaro è atteso tra 155 e 160 per il prossimo mese, un range che riflette sia le pressioni inflazionistiche sia le aspettative di ulteriori aggiustamenti monetari.
L’interazione tra la BoJ, la Fed e la BCE segna la prima occasione dal 2006 in cui le tre principali banche centrali possono stringere la politica monetaria quasi simultaneamente. Questo scenario potrebbe ridurre il tradizionale “carry trade” tra yen e valute ad alto rendimento, influenzando l’appetito per il rischio nei prossimi trimestri.
