La discussione sul ddl caccia si è riaccesa alla Camera con due distinte tensioni: da un lato la deputata di Noi Moderati Michela Vittoria Brambilla ha reso noto di aver ricevuto una serie di insulti e minacce dopo aver annunciato il suo voto contrario; dall’altro la maggioranza cerca di imprimere un ritmo rapido all’iter del testo, approvato martedì scorso al Senato e trasmesso dalla presidenza di Palazzo Madama con il numero Ac 2984.
Brambilla ha riferito che questa mattina a seguito della sua scelta parlamentare, i suoi profili social sono stati invasi da messaggi minacciosi, molti dei quali provenienti dal mondo dei cacciatori: secondo la parlamentare si tratta di «insulti sessisti, minacce alla mia sicurezza, alla mia integrità fisica» e ha aggiunto che «è inaccettabile». Ha poi dichiarato: «Sto denunciando una per una queste persone.
Non mi fermeranno». Queste tensioni personali si innestano su un dibattito politico già molto acceso.
Richieste di audizioni e posizioni delle forze politiche
Durante la prima seduta della commissione Agricoltura dedicata al provvedimento, le opposizioni e la stessa Brambilla hanno chiesto di procedere con ulteriori audizioni per approfondire i contenuti del disegno di legge.
Una lettera firmata da 57 associazioni al ministro competente ha contribuito ad alimentare la richiesta di maggior confronto. Il Partito Democratico l’Alleanza Verde-Sinistra (Avs) e il Movimento 5 Stelle sostengono che sia necessario convocare tutti i soggetti coinvolti per «valutare gli interventi adottati e rivedere l’impianto del provvedimento»; Avs ha annunciato che «esprimerà una netta posizione contraria in tutte le sedi istituzionali».
Pareri dalla maggioranza e dubbi su tutele ambientali
Anche dall’interno della maggioranza, però, sono arrivate voci diverse: Brambilla — ex ministra del Turismo entrata in commissione contestualmente all’esame del ddl — ha chiesto di «ascoltare ogni soggetto che possa fornire un contributo» e ha osservato che «risulta incomprensibile allentare le tutele della legge 157/92», la norma che dal 1992 regola la protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio. Il tema delle garanzie per la biodiversità è al centro delle obiezioni mosse da più parti.
Iter a Montecitorio, calendario e criticità segnalate
Il testo del ddl, identificato come 1552 è stato incardinato alla Camera con il numero Ac 2984 e inserito all’ordine dei lavori della commissione Agricoltura già per un incontro previsto di mattina, con convocazioni anche per mercoledì. Questa accelerazione è stata interpretata da molte associazioni ambientaliste e da opposizioni come un tentativo di concludere la procedura rapidamente: alcuni parlano apertamente di un possibile obiettivo di chiusura «entro l’estate» o addirittura «entro il mese di luglio».
Le organizzazioni che hanno espresso preoccupazione sottolineano che non si tratta «di una singola norma», ma di «una legge quadro, ampia e complessa» che coinvolge aspetti di conservazione della biodiversità, rispetto del diritto comunitario e della sicurezza dei cittadini: per queste ragioni è stata richiamata anche la questione della correttezza procedurale e della partecipazione democratica. Le stesse voci hanno affermato che «Ne va della tenuta democratica».
Composizione dei relatori e contrapposizioni interne
Dal punto di vista parlamentare, la maggioranza ha ridefinito i relatori: ora sono Monica Ciaburro per Fratelli d’Italia Laura Cavandoli per la Lega e Giovanni Arruzzolo per Forza Italia uno per ciascuno dei tre partiti principali della coalizione. La composizione riflette l’intento di tenere compatta la maggioranza, ma le sollecitazioni per approfondire l’esame permangono da parte di deputati come Francesco Bruzzone (Lega), Sergio Costa (M5S) e Luana Zanella (Avs), che hanno presentato proposte orientate a rinforzare le tutele ambientali.
Nel dibattito è anche emersa la preoccupazione relativa ai tempi rispetto alla prossima stagione venatoria: al netto delle eventuali decisioni regionali in materia, la stagione dovrebbe aprirsi la terza domenica di settembre e chiudersi nella prima decade di febbraio elemento che contribuisce alla pressione politica
Il confronto in commissione prosegue su basi molto nette: da una parte l’intenzione della maggioranza di non dilatare ulteriormente i tempi, dall’altra la richiesta delle opposizioni e delle associazioni di incrementare il numero delle audizioni e degli approfondimenti. Le frasi e le posizioni dichiarate nei passaggi ufficiali rimangono punti di riferimento per le prossime battute dell’esame parlamentare.
