Ryanair riduce la propria presenza in 13 aeroporti europei tra il 2026 e il 2027, interrompendo o programmando di interrompere i collegamenti con destinazioni in otto Paesi. La compagnia low cost irlandese ha motivato le decisioni soprattutto con gli elevati costi aeroportuali e le tasse, a cui si aggiungono le difficoltà geopolitiche che interessano alcuni mercati.
Una strategia che punta a concentrare gli aeromobili e i posti disponibili sugli scali in grado di offrire condizioni economiche più favorevoli.
I tagli riguardano Spagna, Francia, Portogallo, Giordania, Turchia, Grecia, Serbia e Germania. Nonostante le cancellazioni, il vettore prevede per il 2026 una media di 3.272 movimenti giornalieri, con una crescita del 4% rispetto all’anno precedente.
L’aumento complessivo delle operazioni non esclude quindi la chiusura di singoli collegamenti considerati meno convenienti. Tra gli stop già avvenuti e quelli programmati nei prossimi mesi, il calendario coinvolge sia aeroporti regionali sia scali utilizzati da chi viaggia per turismo.
Ryanair, l’elenco dei 13 aeroporti interessati dai tagli
Secondo l’analisi degli orari della compagnia, le destinazioni interessate dall’interruzione totale dei collegamenti sono distribuite in otto Paesi europei e del Mediterraneo.
Ecco gli aeroporti e i periodi previsti per la cessazione dei voli:
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Vigo, Spagna: gennaio 2026.
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Amman, Giordania: marzo 2026.
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Asturie, Spagna: marzo 2026.
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Clermont-Ferrand, Francia: marzo 2026.
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Ponta Delgada, Azzorre, Portogallo: marzo 2026.
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Terceira, Azzorre, Portogallo: marzo 2026.
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Rodez, Francia: agosto 2026.
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Bodrum, Turchia: ottobre 2026.
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Dalaman, Turchia: ottobre 2026.
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Kalamata, Grecia: ottobre 2026.
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Niš, Serbia: ottobre 2026.
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Volos, Grecia: ottobre 2026.
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Brema, Germania: marzo 2027.
Le date distinguono le interruzioni già avvenute da quelle previste nei prossimi mesi. Per gli aeroporti interessati dagli stop di ottobre 2026, la disponibilità dei voli dipende dal calendario operativo aggiornato.
Il caso più recente riguarda Brema, dove Ryanair ha annunciato la fine di tutti i collegamenti dalla fine di marzo 2027. L’ultimo volo è previsto per il 27 marzo 2027. La compagnia opera nello scalo tedesco da 19 anni, ma negli ultimi tempi ha ridotto notevolmente la propria capacità: dai circa 1,8 milioni di posti andata e ritorno del 2010 si è passati a circa 478mila nel 2025.
Nel 2026 era stata registrata una ripresa dell’8%, sostenuta anche dal collegamento con Lamezia Terme e dal potenziamento di alcune rotte. Prima dell’uscita dallo scalo resteranno operative sei destinazioni: Alicante, Lamezia Terme, Londra Stansted, Malaga, Palma di Maiorca e Zara.
Perché la compagnia low cost taglia le rotte
Alla base delle cancellazioni c’è soprattutto la politica di contenimento dei costi perseguita da Ryanair. Le tariffe aeroportuali, le tasse sui passeggeri e gli oneri legati ai servizi di sicurezza e al controllo del traffico aereo incidono sulla convenienza economica dei collegamenti. Quando le condizioni offerte da uno scalo non sono considerate competitive, la compagnia può decidere di ridurre le frequenze, chiudere una base o interrompere completamente i voli.
Non tutti i tagli indicano necessariamente che una rotta fosse in perdita. In alcuni casi, il collegamento può semplicemente garantire rendimenti inferiori rispetto ad altre opportunità disponibili nella rete del vettore. La capacità liberata può quindi essere trasferita verso aeroporti con costi più bassi e prospettive di crescita ritenute migliori.
A incidere possono essere anche fattori esterni. La sospensione dei voli per Amman, in Giordania, si inserisce nel contesto della guerra in Medio Oriente e dell’incertezza sulle condizioni per la ripresa delle operazioni.
La chiusura dei collegamenti ha conseguenze anche per i territori coinvolti, soprattutto quando il turismo locale dipende in misura significativa dai voli low cost. Ryanair utilizza inoltre il proprio peso commerciale nel confronto con aeroporti e governi, chiedendo tariffe più contenute per mantenere prezzi competitivi. Le cancellazioni diventano così parte di una strategia più ampia di ridistribuzione della capacità, con l’obiettivo di privilegiare le destinazioni considerate economicamente più vantaggiose.
