La crisi del carburante preoccupa in particolare il settore aereo, con l’estate che si appresta a essere molto difficile se lo stretto di Hormuz non dovesse venire riaperto. A farne le spese potrebbero essere in particolare le compagnie low cost come, ad esempio, Ryanair. L’amministratore delegato della compagnia, Michael O’Leary, ha rivelato cosa potrebbe succedere in una intervista al Corriere della Sera.
Ryanair cancella voli: cosa sta succedendo e chi rischia
La chiusura dello Stretto di Hormuz sta creando tanti problemi a diversi settori, in particolare a quello aereo. Le compagnie europee hanno inserito nelle bozze dei piani di emergenze alcune ipotesi di taglio, al fine di poter affrontare al meglio la carenza di carburante.
Si parla della cancellazione dei voli di metà giornata, della riduzione drastica delle rotte domestiche sostituibili con l’alta velocità ferroviaria e di sforbiciate ai collegamenti in particolare nelle giornate di martedì, mercoledì e sabato. Ma ecco cosa ha detto al Corriere della Sera l’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary.
Crisi cherosene, parla l’amministratore delegato di Ryanair
A margine di un incontro con la stampa presso il quartier generale di Ryanair a Dublino, l’amministratore delegato della compagnia low cost, Michael O’Leary, detto quanto segue al Corriere della Sera: “al momento non c’è niente di concreto ma con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso il problema delle forniture diventa, settimana dopo settimana, più serio per il nostro settore. Stiamo facendo degli approfondimenti, sappiamo dove si potrebbe intervenire da subito nel caso fosse necessario.” Per prima cosa taglierebbero i voli di metà giornata, con lo scopo di salvare in particolare la connettività della mattina e quella del tardo pomeriggio/prima serata, come specificano gli addetti ai lavori.