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Caso Garlasco, Roberta Bruzzone contro Milo Infante: "Quando una porta si chiude, resta chiusa"

Roberta Bruzzone Milo Infante

Cartelle trovate sul computer di Stasi, analisi degli esperti e vecchie interviste: Milo Infante e Roberta Bruzzone, il dibattito sul caso Garlasco.

Il caso di Garlasco resta uno dei più discussi della cronaca italiana, tra accuse, assoluzioni e interpretazioni contrastanti. Al centro del dibattito ci sono le famose cartelle sul computer di Alberto Stasi, il cui contenuto ha suscitato polemiche per anni. La questione è tornata alla ribalta nel programma di Milo Infante, Ore 14, mentre la criminologa Roberta Bruzzone ha commentato la rielaborazione delle sue vecchie dichiarazioni, sottolineando con ironia e fermezza che “quando una porta si chiude, resta chiusa”.

Caso Garlasco: nuove riflessioni su un dibattito lungo anni

Nella puntata del 13 marzo di Ore 14, Milo Infante ha riaperto il discorso sul caso di Garlasco, una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica a distanza di anni. Al centro della discussione sono tornate le famose cartelle rinvenute sul computer di Alberto Stasi, da lungo tempo descritte come particolarmente scioccanti. Il conduttore ha spiegato che, per anni, la percezione del materiale era stata costruita principalmente sui racconti di terzi: “Si è parlato di fotografie, video e file definiti ‘raccapriccianti’, ma spesso senza un reale contatto diretto con i contenuti”. Solo poche persone hanno avuto accesso effettivo al materiale, e ciò ha contribuito a creare una narrazione amplificata da interpretazioni e polemiche.

Roberta Bruzzone, duro sfogo contro Milo Infante: “Purtroppo per lui…”

Per fare chiarezza, la trasmissione ha invitato esperti in studio, tra cui un sessuologo e una criminologa, per un’analisi tecnica e scientifica dei contenuti. Dalle loro valutazioni è emerso che si trattava di semplice materiale pornografico, nulla di insolito per un giovane della sua età, e che non poteva essere considerato come spiegazione o movente per un crimine. Infante ha inoltre ricordato che lo stesso programma, in passato, aveva contribuito a diffondere una narrazione più severa, citando anche le dichiarazioni della criminologa Roberta Bruzzone, che parlava di contenuti “raccapriccianti”.

L’ex esperta ha replicato sui social con ironia e fermezza, definendo questa attenzione una forma di “nostalgia professionale” e sottolineando che “quando una porta si chiude, resta chiusa. Del resto non tutte le porte che chiudi sono perdite. Alcune sono semplicemente uscite di sicurezza”.