La Procura di Roma ha formalizzato una richiesta alle autorità di Malé per recuperare attrezzature e dispositivi collegati alla morte di cinque sub italiani avvenuta durante un’immersione nelle Maldive. Con questa rogatoria si mira in particolare a ottenere la telecamera GoPro ritrovata all’interno della grotta a circa 60 metri di profondità, insieme agli effetti personali dei deceduti.
L’obiettivo dichiarato è chiarire le dinamiche di quella che la Procura sta trattando come un’indagine per omicidio colposo, accertando tempi, modalità e responsabilità di quanto accaduto.
Le persone coinvolte nella vicenda sono figure note nell’ambito accademico e subacqueo: Monica Montefalcone (51 anni), docente di Biologia marina a Genova; la figlia Giorgia Sommacal (23 anni), prossima alla laurea in Ingegneria biomedica; Muriel Oddenino (31 anni), ricercatrice; Federico Gualtieri, neolaureato in Biologia ed ecologia marina; e Gianluca Benedetti (44 anni), istruttore subacqueo e manager.
L’immersione, organizzata durante un’escursione a bordo dello yacht Duke of York, si è trasformata in tragedia quando i corpi sono stati ritrovati nella grotta sommersa il 14 maggio.
La rogatoria e le richieste specifiche
Con l’anticipazione di rogatoria inviata a Malé la Procura di Roma chiede la collaborazione delle autorità locali per acquisire documenti, rapporti e soprattutto le attrezzature impiegate durante l’immersione.
Tra gli elementi richiesti figurano la GoPro recuperata all’interno della grotta, gli orologi subacquei e ogni altro strumento che possa conservare dati tecnici. L’atto formale punta a formalizzare uno scambio giudiziario che consenta agli inquirenti italiani di analizzare materiale che potrebbe contenere prove oggettive utili a ricostruire la sequenza degli eventi.
Perché la telecamera può fare la differenza
La telecamera e gli altri dispositivi registrativi sono considerati potenzialmente decisivi perché possono conservare frame video o log con informazioni su profondità, tempi di immersione e movimenti all’interno della grotta. L’eventuale visione dei filmati potrebbe offrire elementi concreti sugli ultimi istanti dell’immersione, mentre i metadati potrebbero documentare la progressione della discesa e della risalita. In chiave investigativa la GoPro rappresenta quindi una fonte primaria di dati tecnici che affiancano le testimonianze e le analisi forensi.
Le indagini e il materiale digitale in Italia
Parallelamente all’attività internazionale, la Squadra mobile di Genova ha acquisito e sequestrato telefoni, computer, chiavette e dischi esterni appartenenti alle vittime. I dispositivi sono stati raccolti e trasferiti in Italia da persone che si trovavano a bordo del Duke of York, tra cui il docente Stefano Vanin, che ha consegnato il materiale agli investigatori. Queste memorie digitali saranno oggetto di analisi per ricostruire comunicazioni, fotografie, appunti e possibili registrazioni antecedenti all’immersione: elementi utili a comprendere le decisioni prese prima della discesa.
Audizioni e confini tra ricerca e attività personale
Gli inquirenti sentiran¬no nei prossimi giorni docenti e responsabili del Dipartimento coinvolto dell’Università di Genova, oltre ai familiari e agli altri italiani presenti sulla barca. Un tema al centro dell’accertamento è la distinzione tra attività svolte nell’ambito di un progetto autorizzato e immersioni fatte a titolo personale: capire se le discese nella grotta fossero previste e sotto quale responsabilità operativa è fondamentale per definire eventuali profili di responsabilità della barca e dell’organizzazione del tour.
Autopsie, salme e nodi ancora aperti
In Italia prosegue anche il capitolo delle autopsie e delle pratiche per il rientro delle salme: una salma è già rientrata e sottoposta ad autopsia presso un ospedale designato per valutare cause e condizioni fisiche, mentre per altre è stato disposto il nulla osta per la celebrazione dei funerali di alcune vittime. Il ricorso a perizie tossicologiche, analisi degli apparati respiratori e verifiche sull’attrezzatura aiuterà i magistrati a definire se anomalie tecniche, errori umani o fattori ambientali abbiano contribuito all’esito drammatico dell’immersione.
Verso una cooperazione tecnica e giudiziaria
La vicenda mette in luce l’importanza della cooperazione internazionale nelle indagini che riguardano eventi occorsi all’estero: scambi di prove, supporto tecnico e rapidità nelle rogatorie saranno determinanti per la tempestività delle analisi. Nei prossimi giorni il lavoro si concentrerà sull’esame dei supporti multimediali e sulla verifica delle procedure adottate a bordo, con l’obiettivo di ricostruire con precisione la dinamica e rispondere alle domande rimaste aperte dopo la tragedia nella grotta sommersa.