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Padiglione russo alla Biennale di Venezia: Giuli sfiducia la rappresentante del Mic, lei non si dimette

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Tra cultura e diplomazia: la controversa partecipazione della Russia alla Biennale di Venezia 2026 e gli ultimi sviluppi.

La partecipazione della Russia alla 61ª Biennale di Venezia 2026 ha scatenato un acceso dibattito politico e culturale. Tra accuse di violazione di sanzioni, richieste di dimissioni e interventi dell’Unione Europea, l’evento diventa simbolo del delicato equilibrio tra autonomia artistica e responsabilità internazionale. L’intervento del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e la replica della rappresentante del Mic nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti.

La Russia alla Biennale di Venezia: reazioni internazionali e implicazioni culturali

La partecipazione della Russia alla Biennale ha suscitato forti reazioni da parte delle istituzioni europee e del mondo diplomatico. La vicepresidente della Commissione Europea Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno condannato la decisione della Fondazione, ricordando che la cultura “promuove e tutela i valori democratici, incoraggia il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma per la propaganda”.

La loro posizione sottolinea la contraddizione tra la partecipazione del padiglione russo e le sanzioni europee contro Mosca, minacciando misure quali la sospensione dei finanziamenti. Sul fronte internazionale, anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha criticato la strategia russa di utilizzare eventi culturali e sportivi come strumenti di influenza e propaganda: “Partecipare a grandi eventi sportivi è un modo per rafforzare la propria influenza… Ecco perché la Russia ha bisogno che la sua bandiera sia lì, e ha anche bisogno di vittorie per dimostrare di non essere isolata. Questa è una delle loro disinformazioni”.

Zelensky prosegue evidenziando il pericolo di trasformare festival e manifestazioni artistiche in strumenti politici: “Trasformare in armi i festival sportivi, musicali, cinematografici e artistici – come la Biennale di Venezia – non aiuta mai”.

Nonostante le pressioni, il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, mantiene la propria posizione e riafferma l’autonomia della Biennale: “Chiudere e censurare è fuori dall’ingresso della Fondazione”, dichiarando la volontà di includere tutti i Paesi partecipanti, come previsto dalla tradizione dell’istituzione, che da oltre 130 anni opera in una città “speciale e particolare, qual è Venezia”.

La Russia alla Biennale di Venezia, Giuli chiede le dimissioni di Gregoretti: “Sono serena e non mi dimetto”

La prossima 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che aprirà il 9 maggio 2026, è al centro di un acceso dibattito per la confermata partecipazione della Russia. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha formalmente chiesto a Tamara Gregoretti, rappresentante del MiC nel Consiglio di Amministrazione della Biennale, di rimettere il proprio mandato “essendo venuto meno il rapporto di fiducia, accusandola di non aver comunicato né la possibile presenza della Federazione Russa né il suo voto favorevole.

Gregoretti, tuttavia, ha respinto la richiesta, sottolineando: “Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di Amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né a essi rispondono”.

La questione ha acceso un dibattito politico che coinvolge anche il Parlamento e l’Unione Europea. Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera, auspica un ripensamento sulla presenza del padiglione russo, mentre Bruxelles, dopo la lettera di 22 ministri europei, minaccia di verificare se la Biennale abbia violato le condizioni di finanziamento del programma Creative Europe Media.

Thomas Regnier, portavoce della Commissione Europea, ha chiarito che “in caso di violazione, la Commissione sospende o risolve il contratto” da due milioni di euro destinato a sostenere progetti culturali. Intanto, le voci interne al panorama politico italiano si dividono: Riccardo Magi di +Europa definisce “un capolavoro d’arte” la figuraccia del governo, mentre Pd e M5s sostengono la linea della Biennale e del presidente Pietrangelo Buttafuoco, per cui l’evento deve rimanere inclusivo, “tutti i Paesi, inclusa la Russia. Matteo Salvini aggiunge che “La cultura – così come lo sport – esprime un messaggio universale di unione. Così come è stato per le Paralimpiadi tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso”. Anche Luca Zaia ribadisce il concetto: “Si condanna la guerra ma non si censura la cultura”.