La notte del 20 luglio a Bologna è stata segnata da violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, dopo la morte di Abderrahim Fakir, un uomo di 42 anni deceduto durante un’operazione di polizia al Pilastro. La protesta, inizialmente pacifica, è degenerata in violenza con undici feriti, due auto date alle fiamme e ingenti danni al centro della città.
La protesta degenera in violenza
Il presidio organizzato dal sindaco Matteo Lepore in piazza del Nettuno per ricordare Abderrahim Fakir è iniziato in modo pacifico, con centinaia di persone presenti. Tuttavia, un gruppo di antagonisti dei centri sociali e dei collettivi ha iniziato a muoversi verso la Questura e la Prefettura, cercando il confronto con le forze dell’ordine in tenuta antisommossa.
Via Venezian e via Ugo Bassi sono diventate il teatro di scontri violenti. Due auto comunali sono state date alle fiamme, e undici persone hanno avuto bisogno di cure mediche. Tra i feriti, quattro manifestanti e cinque poliziotti, con un agente e un manifestante trasportati in ospedale con ferite lievi. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire in via Monte Grappa per un principio d’incendio causato da un fumogeno.
Le reazioni delle istituzioni
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato gli episodi di violenza sui social, affermando che “chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, non cercava la verità: cercava lo scontro”. Meloni ha sottolineato che “alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità”.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito la morte di Fakir “un episodio molto drammatico e tragico”, invitando ad attendere l’esito delle indagini. Piantedosi ha espresso fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine, sottolineando che gli agenti indossavano le bodycam per documentare la loro attività.
Le dichiarazioni della famiglia e degli avvocati
La famiglia di Abderrahim Fakir ha preso le distanze dalla violenza, definendola “un attacco contro di loro”. L’avvocato Fabio Anselmo ha dichiarato che “quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”.
L’avvocata Barbara Spinelli, che assisteva Fakir nel procedimento per il riconoscimento della protezione speciale, ha spiegato che Fakir aveva l’autorizzazione del giudice a rimanere in Italia. “Aveva il decreto del giudice che lo autorizzava a restare in Italia ed era regolarmente presente sul territorio”, ha sottolineato Spinelli.
Le conseguenze degli scontri
Gli scontri hanno causato ingenti danni al centro di Bologna. Biciclette e transenne sono state usate per creare barricate, e i manifestanti hanno lanciato oggetti verso la polizia, che ha risposto con idranti e lacrimogeni. La proiezione del film in piazza Maggiore è stata annullata a causa dei disordini.
La notte di violenza ha visto tensioni continue tra piazza del Nettuno e via Ugo Bassi, con manifestanti che hanno continuato a lanciare oggetti contro le forze dell’ordine. La situazione è tornata alla normalità solo verso l’una di notte, quando gli ultimi manifestanti hanno defluito dopo il rilascio di alcuni attivisti portati negli uffici di piazza Galileo Galilei.
