Bologna è stata teatro di una manifestazione commovente e tesa in piazza del Nettuno, dove centinaia di persone si sono riunite per chiedere giustizia e verità sulla morte di Abderrahim Fakir, un 42enne deceduto durante un intervento della polizia al quartiere Pilastro. La nipote di Fakir, Yossra, ha preso la parola con un intervento toccante, sottolineando che la famiglia non cerca odio ma solo risposte chiare su quanto accaduto.
Un appello per la verità
Yossra Fakir ha parlato con voce rotta dal pianto, ricordando che suo zio non era un numero o un caso di cronaca ma una persona amata. “Noi siamo qui per chiedere verità, giustizia e dignità”, ha dichiarato, ricevendo applausi dalla folla. La piazza era gremita, con bandiere palestinesi e striscioni portati dagli attivisti, tra cui uno che recitava: “Giustizia per Fakir.
Aboliamo la violenza di Stato padrone!”.
La reazione delle istituzioni
Il sindaco Matteo Lepore ha partecipato alla manifestazione, definendo la morte di Fakir una tragedia e assicurando che la città affronterà la situazione con democrazia e rispetto per lo Stato di diritto. “Bologna resterà unita”, ha affermato Lepore, sottolineando l’importanza di ottenere verità e giustizia.
Anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha espresso la necessità di verificare ogni dettaglio delle procedure seguite.
Tensione e violenza in piazza Roosevelt
Dopo la manifestazione in piazza del Nettuno, un gruppo di manifestanti si è diretto verso piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura e alla Questura. Qui la tensione è rapidamente degenerata, con grida di “Assassini” rivolte alla polizia e lanci di oggetti, tra cui bombe carta. Gli agenti in tenuta antisommossa hanno risposto con manganellate, lacrimogeni e idranti, cercando di disperdere la folla. La situazione è rimasta critica per ore, mentre in piazza Maggiore i bolognesi assistevano alla proiezione dei “Pirati dei Caraibi”, poi annullata.
La famiglia si dissocia dalla violenza
La famiglia di Abderrahim Fakir ha preso le distanze dagli atti vandalici commessi da alcuni manifestanti, definendoli criminali. “Quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir”, ha dichiarato il loro legale, Fabio Anselmo. Gli attivisti hanno distrutto bici del servizio sharing e sedie dei dehor, usando le barriere del cantiere del tram come difesa.
La morte di Abderrahim Fakir continua a scuotere Bologna, dividendo la città tra chi chiede giustizia e chi critica la violenza. La famiglia spera che la verità emerga presto, per onorare la memoria di una persona amata e per evitare che tragedie simili si ripetano.
