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Elezioni serbe 2026: la Lista Studentesca batte Serbia Unita

Elezioni serbe 2026: la Lista Studentesca batte Serbia Unita

Vučić riconosce la sconfitta e gli studenti prendono il controllo del Parlamento serbo.

Il panorama politico serbo è cambiato radicalmente nella notte del 25 ottobre 2026. Dopo quattordici anni di governo quasi incondizionato, Aleksandar Vučić ha dichiarato in diretta televisiva nazionale che il suo partito, Serbia Unita, ha perso le elezioni parlamentari. La notizia, trasmessa dal canale pubblico RTS, ha scatenato una pioggia di reazioni, ma soprattutto una celebrazione spontanea nelle strade di Belgrado, dove migliaia di giovani e cittadini hanno alzato i clacson e acceso fuochi d’artificio.

Il risultato elettorale e la sconfitta di Vučić

Secondo le prime proiezioni dell’Ipsos/CeSid, la Lista Studentesca ha conquistato il 52,0% dei voti, garantendosi così 138 seggi su 250 e superando di gran lunga la soglia di maggioranza assoluta (126 seggi). Il partito di Vučić, invece, si è fermato al 39,3%, traducendosi in 104 seggi.

Nessun altro gruppo politico è riuscito a superare la barriera del 3%, a eccezione delle liste etniche minoritarie esenti dal limite. L’affluenza alle urne è stata storica: il 67,6% degli aventi diritto ha votato, secondo CeSid/Ipsos, un dato mai raggiunto negli ultimi trent’anni.

Le cifre indicano una svolta decisiva. La Lista Studentesca ha trasformato quello che era iniziato come un movimento di protesta in una formazione politica capace di ottenere la maggioranza parlamentare.

Con un programma incentrato sulla lotta alla corruzione e sulla riforma istituzionale, il gruppo, composto prevalentemente da universitari e artisti senza esperienza politica pregressa, ha saputo canalizzare il malcontento popolare nato dopo la tragedia di Novi Sad del 2024.

Le proteste studentesche e il contesto di cambiamento

Il crollo della pensilina presso la stazione ferroviaria di Novi Sad, che causò la morte di sedici persone, fu l’evento scatenante di una serie di manifestazioni che durarono quasi due anni. Le proteste, inizialmente focalizzate su richieste di responsabilità per la corruzione dilagante, divennero un vero e proprio movimento anti-governativo. Di fronte a una crescente pressione interna, Vučić ha indetto elezioni anticipate, sostenendo che “le turbolenze nella scena politica interna” richiedevano una risposta rapida.

Le piazze di Belgrado, Novi Sad, Niš e altre città si sono riempite di manifestanti che chiedevano trasparenza, giustizia e un futuro libero dall’influenza delle élite. Quando le urne si sono chiuse, il risultato ha confermato la forza di quel movimento: la Lista Studentesca ha trasformato l’entusiasmo di una protesta in un voto di fiducia, dimostrando che il desiderio di cambiamento era radicato nella società serba.

Reazioni nazionali e internazionali

Le celebrazioni hanno subito un eco anche fuori dal territorio nazionale. La commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, ha definito la vittoria della Lista Studentesca “un risultato in linea con i valori dell’Unione Europea” e ha sottolineato che “la porta dell’UE è aperta per la Serbia, pronto a proseguire il percorso di integrazione”. La dichiarazione ha lasciato intravedere una possibile accelerazione del processo di adesione, un’opportunità che il nuovo Parlamento ha già inserito al centro della sua agenda.

All’interno del Paese, la notizia ha suscitato sentimenti contrastanti. Mentre migliaia di persone cantavano “Gli studenti hanno vinto!” e si abbandonavano a fuochi d’artificio, altri hanno espresso timore: le memorie della resistenza al potere dopo la sconfitta di Slobodan Milosevic nel 2000 sono state richiamate, con alcuni che temono che la transizione possa incontrare le stesse difficoltà di allora. Inoltre, sono emersi episodi di violenza nelle file di voto: giornalisti aggrediti a Vranje, motociclisti feriti a Ruma e giovani intimiditi a Pančevo, segnalazioni che gli osservatori internazionali hanno definito preoccupanti e che potrebbero influire sulla percezione della nuova leadership.

La notte del 25 ottobre segna la fine di un’era e l’avvio di un nuovo capitolo per la Serbia. Con Vučić che ha promesso di “combattere dall’opposizione” e la Lista Studentesca che si accinge a guidare il paese, il futuro politico serbo appare incerto ma carico di speranze. I prossimi mesi saranno cruciali per verificare se le promesse di una società più trasparente e integrata nell’Unione Europea potranno tradursi in concretizzazioni operative, o se le tensioni nascoste nei giorni di festa si tradurranno in nuove sfide da affrontare.

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